Interrogata anche la fidanzata di Domenico, solo l’autopsia chiarirà il giallo

Continuano le indagini sulla tragica morte di Domenico Maurantonio, volato dal quinto piano dell'albergo durante la gita scolastica a Milano. Le analisi tossicologiche riveleranno se abbia ingerito qualcosa ma restano tanti punti oscuri sul volo mortale
BARON - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - FUNERALE DI DOMENICO MAURANTONIO
BARON - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - FUNERALE DI DOMENICO MAURANTONIO

PADOVA. «È appena morto mio figlio, l’abbiamo sepolto oggi. E non sappiamo nulla delle indagini». Poche parole e si chiude nel suo dolore di mamma, Antonia Comin. Lei e il marito Bruno Maurantonio hanno affidato la loro sete di verità sulla morte del loro unico figlio Domenico a un penalista, tra i maggiori esperti di indagini difensive, il professor Eraldo Stefani di Firenze, e a uno dei più noti medici legali, il professor Massimo Montisci di Padova.

Domenico sarebbe stato vittima di uno scherzo “goliardico” finito in tragedia: qualcuno avrebbe somministrato al compagno del lassativo nella birra. Poi la dissenteria, la stanza da bagno occupata (o bloccata), la corsa nel corridoio e il tentativo di “scaricare” salendo sul davanzale della finestra, prima del volo mortale dal quinto piano dell’hotel da Vinci, periferia nord di Milano. Secondo indiscrezioni l’autore di quel gesto sarebbe stato identificato. La polizia, però, smentisce.

L’inchiesta guarda ai ragazzi del Nievo, classe quinta sezione E. Guarda a una ristretta cerchia. In queste ore si sono conclusi gli interrogatori. L'ultima ad essere stata sentita è stata la fidanzata di Domenico, che era nella stessa classe del ragazzo ma che non era andata in gita.

A raccontare che cosa è successo tra l’una di domenica notte (a quell’ora avrebbero dovuto essere a letto, secondo i tre accompagnatori) e le 5.30. L’unica certezza è l’inchiesta, senza indagati. Tra le ipotesi anche quella del lassativo, al momento non individuato dall’autopsia. La sua presenza potrà essere confermata dal risultato degli esami sui campioni di intestino prelevati e disponibili per la prossima settimana, come gli esami tossicologici che daranno altre risposte sulla quantità di alcol ingerita dal ragazzo (tracce alcoliche sono state rinvenute nel suo stomaco e nell’intestino). Tuttavia pure una dose smodata di alcol avrebbe potuto avere effetti intestinali acuti.

Un punto è chiaro: scherzo o goliardata (di pessimo gusto) che siano state, una vita umana è “volata” fuori da una finestra. Non si sa come, non si sa il motivo, nessuno sembra essersene accorto. E il “giallo” di quella morte, resta. Intanto si cercano ricostruzioni plausibili nei resoconti dei ragazzi con i nervi a fiori di pelle, infastiditi dall’attenzione mediatica. «Tutta questa pressione, non se ne può più...», sibila, a mezza voce, un ragazzo della quinta E. «Non è che non avete detto, o scritto, cose del tutto non vere... Però...».

Il quadro è ricostruito solo in parte: nella stanza di Domenico è stata una “notte alcolica” fino alle 5 tra un viavai continuo, poi boccata d’aria nel cortile davanti alla hall dell’albergo e di nuovo in camera: in tre nel lettone (Domenico nel mezzo), uno nel lettino. D’improvviso Domenico si alza in preda a una dissenteria incontrollabile. Qualcuno dice: dormivo e non mi sono accorto di nulla. Qualcun altro: c’era il bagno occupato e non si capisce da chi. La porta era stata bloccata? Domenico non riesce a trattenersi. Corre in corridoio, addosso solo slip e maglietta, è senza scarpe e senza occhiali. Forse si vergogna, è stanco e confuso, finisce nell’opposta ala della struttura e sporca dappertutto. Qualcuno lo segue? Come è possibile che nessuno si sia preoccupato di lui? Sale sul davanzale, forse tenta di “liberarsi”. Invece precipita da un’altezza di cinque piani. Alle 7.30 non è in camera e neppure nella saletta della colazione: è già morto. La polizia è prudente, ci sono in gioco tante vite.

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