La lezione di Pietro Calogero «I servizi aprano gli armadi»

Al Bo il magistrato racconta ai giovani il terrorismo degli anni Settanta
Di Ernesto Milanesi
07-07-2011 RomaCulturaPremio Strega 2011Nella foto Paolo MieliPhoto Cosima Scavolini/Lapresse07-07-2011 RomeCulturePremio Strega 2011In the photo Paolo Mieli
07-07-2011 RomaCulturaPremio Strega 2011Nella foto Paolo MieliPhoto Cosima Scavolini/Lapresse07-07-2011 RomeCulturePremio Strega 2011In the photo Paolo Mieli

di Ernesto Milanesi

PADOVA

Un atto di coraggio: l’ammissione di colpa. Un atto dovuto alle vittime, e non solo: per non tradire la Repubblica nata dalla Resistenza. «Bisogna aprire tutti gli armadi con l’impegno a rimuovere il segreto politico-militare. Con una commissione che accerti le responsabilità degli alti funzionari dello Stato infedeli». Pietro Calogero conclude così due ore di lezione su Stato e terrorismo.

Indirettamente, si rivolge al Quirinale. «Il 16 luglio 1995 il presidente Chirac lo ha fatto per i crimini commessi contro gli ebrei dal governo di Vichy. Così la Francia ora guarda la sua storia dritta negli occhi». In Italia, secondo Calogero, è il momento di un’analoga «forma di riparazione per la giustizia negata alla Nazione».

E’ un vero e proprio appello a chiudere i conti con gli apparati deviati, occulti e “fuorilegge” che prima hanno manovrato i neofascisti e poi si sono «dimenticati» di informare le Procure che indagavano sul terrorismo rosso. Subito raccolto dall’ex deputato e docente di Filosofia Alessandro Tessari che ricorda il doppio binario dello Stato: fermezza nel rapimento Moro e trattativa con le Brigate Rosse per riscattare l’assessore regionale campano Cirillo grazie al camorrista Cutolo.

Calogero torna al Bo dopo cinque anni. Allora discettava di sant’Agostino con il patriarca Scola, mentre ora deve far lezione al termine del seminario «Nodi della storia d’Italia: 1938-1994». E’ seduto fra il sindaco Flavio Zanonato e il rettore Giuseppe Zaccaria. Di fronte ad una platea di giovani nati negli anni Novanta. Tutti ascoltano in assoluto silenzio. Calogero è talmente riservato da concedersi rarissimamente. In pochi giorni ha accettato due inviti. A Nervesa della Battaglia ha rivisto 43 anni dopo Guido Lorenzon, il professore trevigiano che testimoniò contro l’amico Giovanni Ventura e squadernò le prove della “pista nera” sulla strage di piazza Fontana. Al Bo invitato da Carlo Fumian (coautore di Terrore Rosso) è chiamato a “rileggere” gli anni di sangue e di piombo, il rosso e il nero di una Repubblica sul filo del rasoio.

Calogero con la gola che gratta il microfono scruta la sua agenda di appunti dettagliatissimi da Ordine Nero fino all’inchiesta 7 aprile. E’ magistrato dal 1967. Ha personalmente intercettato il dialogo al Plaza di Mestre, dove Franco Freda discute di strategia ordinovista con Ventura. E si è applicato alla lettura di Toni Negri, di Autonomia Operaia Organizzata e delle Br fino al famoso teorema giudiziario sul partito armato che punta a sovvertire lo Stato.

Calogero testimone della storia scritta con i faldoni delle indagini. Ma anche “servitore dello Stato” tradito dai servizi segreti. Il Sid di Giannettini complice dei neofascisti . E il Sismi di Notarnicola e Santovito: «fin dal 1974 sapevano dell’alleanza Br-Autop, ma solo nel marzo 1979 lo hanno ammesso».

E’ l’insospettabile scenario: «Vertici dell’apparato d’informazione dello Stato che coprono indagati e che con falsità e omissioni impediscono il lavoro della magistratura». E’ il gioco occulto di chi manovra per centrare la politica italiana. Calogero, uomo di giustizia, ammette che alle sentenze va sempre abbinata la verità storica. Difende a spada tratta le sue inchieste; ma si appella a chi può finalmente spalancare armadi, cassetti, archivi. «Legittimamente, ora ci aspettiamo che la memoria del passato diventi esame autocritico e operazione di verità».

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