L'amore che non piacque al deputato leghista
L'onorevole Oreste Rossi telefonò alla Mondadori: vi denuncio
Il male naturale uscì nel marzo del 1998. Qualche mese dopo l'uscita del libro, credo il 15 settembre - io conservo le agende, e le uso un po' come diari - mi telefonò una giornalista dell'agenzia AdnKronos, la signora Giansoldati, e mi disse più o meno: un deputato, l'onorevole Oreste Rossi, della Lega Nord, ha annunciato che denuncerà l'editore Mondadori, e presenterà un'interrogazione parlamentare, a causa di un suo racconto, intitolato Amore, stampato nel libro Il male naturale e inserito da Mondadori nel suo proprio sito promozionale mondadori.com. Io dissi, più o meno: ah! Poi la signora Giansoldati mi rivolse alcune precise domande. Mi domandò se io fossi a conoscenza dell'inserimento di quel racconto nel sito mondadori.com, se fossi d'accordo con tale scelta, e che cosa pensassi dell'iniziativa dell'onorevole Oreste Rossi rivolta contro Mondadori e, indirettamente, contro di me. Io tirai il fiato e risposi (più o meno, come già detto: vado a memoria): a. non sapevo che un frammento del mio libro fosse stato inserito nel sito mondadori.com (allora non ero, come oggi sono, perennemente connesso alla rete delle reti), ma ritenevo che Mondadori avesse il diritto, anzi il dovere, di attuare tutte le iniziative promozionali che ritenesse opportune e che rientrassero nella consuetudine, anche senza volta per volta avvertirmi: ed evidentemente l'inserimento di un estratto del libro nel sito mondadori.com non poteva che far parte della consuetudine; b. l'onorevole Oreste Rossi, supponendo che fosse stato compiuto un reato, aveva ritenuto opportuno rivolgersi a due arbitri superiori, il governo e la magistratura: il che non solo costituiva ovviamente un suo diritto e in un certo senso un suo dovere (non denunciare un reato è a sua volta un reato, in Italia), ma produceva anche una garanzia per Mondadori e per me. Se Mondadori e io fossimo stati attaccati sulla stampa, dissi più o meno alla signora Giansoldati, la cosa sarebbe stata diversa; ma l'onorevole Oreste Rossi non ci ha veramente attaccati, ha invece chiesto a due istanze superiori di prendere in considerazione la faccenda. Per i miei standard, questo è un capolavoro di diplomazia. D'altra parte, la prudenza era d'obbligo: in realtà non sapevo nulla di prima mano, sapevo solo ciò che mi aveva raccontato la signora Giansoldati. E non avevo nessuna voglia di tirare in ballo i soliti concetti triti e ritriti sull'autonomia morale dell'arte (alla quale credo più o meno come credo che «gli extraterrestri sono tra noi»), né dire qualcosa che permettesse di supporre un conflitto o una divergenza tra me e la casa editrice Mondadori. Naturalmente, finito di parlare con la signora Giansoldati, telefonai in Mondadori. Parlai con Antonio Franchini, editor della narrativa italiana e quindi del mio libro. Antonio è una persona che io stimo molto e, per di più, un ottimo scrittore. Mi disse: «Lo sappiamo da ieri». Io mi imbizzarrii («Potevate avvertirmi, accidenti, che si concordava una risposta») e comunque restammo d'accordo che il giorno dopo o quello dopo ancora (non ricordo bene, ma mi pare quello dopo ancora, cioè il 17 settembre) avrei fatto un salto in Mondadori, a Segrate. Avremmo discusso il da farsi.
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