Legambiente Padova compie quarant’anni: «Dalle caserme ai parchi, così abbiamo vinto»

Il presidente Tosato: «Le nostre idee erano considerate utopie, dobbiamo proteggere il nostro pianeta»

Claudio Malfitano
Il presidente Tosato: «Le nostre idee erano considerate utopie, dobbiamo proteggere il nostro pianeta»
Il presidente Tosato: «Le nostre idee erano considerate utopie, dobbiamo proteggere il nostro pianeta»

«Una nostra storica campagna si chiamava “Dalle caserme ai parchi”. Guardando oggi i progetti avviati sull’ex Prandina e l’ex Romagnoli possiamo dire di aver contribuito a un cambiamento culturale che incide sulla città del futuro. Quelle idee considerate utopiche oggi sono realtà. E non abbiamo nessuna intenzione di fermarci».

Il circolo padovano di Legambiente ha tagliato il traguardo dei 40 anni e il presidente Francesco Tosato traccia un bilancio solo per rilanciare un progetto programmatico per il futuro. L’obiettivo è costruire un «cantiere di idee concrete» in cui mettere assieme il volontariato quaotidiano (con gli attivisti che forniscono servizi importanti come “Salvalarte”) e delle linee politiche in grado di rendere Padova un luogo più vivibile.

Tosato, le celebrazioni per i 40 anni non servono tanto a ricordare il passato, ma quanto a riannodare un filo conduttore dell’ambientalismo del futuro. Qual è oggi il fulcro della vostra azione?

«Esattamente. Non vogliamo che questo anniversario sia solo un esercizio di memoria, ma l’occasione per sottolineare una continuità tematica sui temi che ci hanno sempre contraddistinto. Il nostro obiettivo è creare un filo conduttore che unisca le battaglie di ieri alle sfide di oggi. Vogliamo ribadire la nostra identità: siamo quelli che studiano, propongono e, quando serve, lottano per trasformare la città. È una questione di coerenza e di visione a lungo termine».

Uno dei temi più complessi è quello del consumo di suolo, la vicenda dell’hub Alì a Camin è sintomatica sulle divisioni che possono nascere in città. Perché Padova e il Veneto continuano a soffrire dell’eccessiva edificazione. È chiaro che la normativa attuale non basta?

«Il tema è complesso e non riguarda solo le scelte comunali. Dobbiamo spostare l’attenzione sulla normativa regionale: la legge 14 del 2017 doveva essere un freno rigoroso, ma le troppe deroghe concesse hanno completamente ribaltato il senso del provvedimento. Paradossalmente, oggi tantissimi interventi non sono nemmeno conteggiati come consumo di suolo. Anche il sistema dei Suap (Sportello unico attività produttive, ndr) va riformato: i Comuni si trovano davanti a richieste legittime che faticano a contenere. Serve una regia regionale forte e il nuovo testo unico, su cui abbiamo presentato molte osservazioni, è purtroppo ancora arenato in consiglio regionale. La logistica, in particolare, è un fenomeno che va governato subito».

In questo scenario, l’unico modo per non costruire più è ristrutturare quello che già c’è.

«Le rigenerazioni urbane sono l’unica strada percorribile. Dobbiamo intercettare risorse per ricostruire l’esistente, in chiave di adattamento ai cambiamenti climatici. Si può costruire meno e costruire meglio. Lasciando maggiore spazio al verde urbano».

A proposito di parchi, come giudicate l’operato dell’amministrazione su aree simboliche come il Basso Isonzo e il Parco Iris?

«Siamo soddisfatti che questi percorsi proseguano. Al parco Iris le edificazioni che sembravano certe in un’area fragile sono state ridimensionate e spostate: un risultato importante. Sul Basso Isonzo, abbiamo dimostrato che anche quando il cemento sembra inevitabile, si possono immaginare percorsi di tutela. Il masterplan proposto dal Comune per l’area è un passo positivo, ma ora chiediamo di allargare la partecipazione. Non deve essere un lavoro “tecnico” solo per addetti ai lavori di agricoltura e verde, ma deve includere una riflessione profonda sulla viabilità dell’intera area».

Sulla mobilità la rivoluzione ha il profilo del tram, che è in via di completamento. E che però ha dei costi di gestione molto alti. Qualche anno fa si parlava road pricing (il pedaggio di ingresso in città, ndr) per finanziare il trasporto pubblico. È una strada percorribile?

«Il trasporto pubblico ha bisogno di risorse enormi ed è un tema di rilevanza nazionale. Il tram è fondamentale per alleggerire una città sovraccarica di auto, e sappiamo che i costi gestionali saranno importanti. Il recupero di risorse è necessario, purché non gravi sulle fasce più deboli. Dobbiamo ricordare che Padova attrae pendolari come nessun’altra città in Veneto: serve una visione sovracomunale. La risposta non sono le nuove strade, ma i servizi. E parallelamente dobbiamo arricchire la bicipolitana con segnaletica e comunicazione, ridisegnando la mobilità dei quartieri per renderla sicura e capillare».

Padova sta sperimentando anche le zone 30 e le strade scolastiche. Funzionano?

«Sembravano obiettivi impossibili, invece stiamo dimostrando che si possono fare. Se c’è ascolto, partecipazione e coinvolgimento delle scuole, i risultati arrivano. Le strade scolastiche, con le chiusure temporanee, sono progetti lunghi che mettono insieme competenze diverse, ma rappresentano un modello educativo e di sicurezza che sta facendo scuola».

Chiudiamo con una nota dolente: gli alberi. Spesso Legambiente finisce tra due fuochi, accusata di essere troppo morbida o, al contrario, integralista. Come vi ponete?

«Il mondo ambientalista non è unanime e le polemiche sono all’ordine del giorno. Sul tram siamo stati chiari: abbiamo chiesto in modo radicale di evitare il più possibile gli abbattimenti, ma dove non è stato possibile abbiamo preteso motivazioni certe e compensazioni serie, come i quattro alberi piantati per ogni pianta rimossa».

Ogni albero abbattuto in città provoca accese polemiche social...

«Noi non cavalchiamo il populismo: la sicurezza delle persone e la qualità del verde urbano devono andare di pari passo. Chiediamo interventi mirati, attenti e trasparenti, con controlli extra per gli alberi a rischio. E riconosciamo all’amministrazione di aver aperto alle controperizie, un percorso che non era scontato. La gestione del verde urbano in una città complessa non è facile: il margine per migliorare, attraverso il dialogo e il rigore scientifico, c’è sempre». 

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