Leopoldo, santo confessore modello di Misericordia

di Silvia Quaranta
Una devozione che non conosce confini, un santuario defilato seppure non lontano dal centro di una città come Padova, dove il simbolo mondiale del pellegrinaggio è la tomba di Sant’Antonio e dove, pure, ex voto e cuori che raccontano di grazia ricevuta si raccolgono numerosi - almeno 100 mila l’anno - anche nella più piccola chiesa di Santa Croce. Qui, padre Leopoldo Mandic confessava, chiuso anche 12 ore al giorno nella sua celletta; da qui, domani mattina, le sue spoglie di santo partiranno verso Roma, toccando poi varie tappe lungo l’Italia, per presentare ai fedeli il suo esempio. L’occasione è eccezionale, non solo perché è stato direttamente il Papa a chiedere questa temporanea traslazione, ma anche perché è questa la prima ostensione di santi in occasione di un anno giubilare. Così ha confermato ieri, dal Vaticano, il delegato di papa Francesco per l’organizzazione del Giubileo della Misericordia, l’arcivescovo Rino Fisichella: «Mi sembra che sia una primizia e certamente è una primizia il fatto che due poveri frati, che non si sono mai mossi dai rispettivi paesi in vita, abbiano poi a venire in maniera così solenne a Roma».
La partenza delle reliquie è fissata per domani, ma al santuario di Piazzale Santa Croce a Padova l’emozione è forte già dalla primavera dello scorso anno, quando è arrivato l’annuncio da Roma. Il Papa l’ha comunicato al mondo senza anticipare nulla a chi era direttamente coinvolto, e i frati del santuario hanno appreso la notizia con lo stesso stupore dei fedeli. Padre Flaviano Gusella, il rettore,sa quanto può essere complessa la burocrazia vaticana. In alcuni casi ci vogliono anni per organizzare una traslazione temporanea, ma questa volta si è imposta la parola del Papa.
Le reliquie di San Leopoldo arriveranno a Roma, in una teca trasparente, insieme a quelle di Padre Pio. Due frati semplici, come ha sottolineato monsignor Fisichella, ma che hanno lasciato un’impronta profondissima nella storia della chiesa.
San Leopoldo Mandic, di origini dalmate, fu un confessore. Ancora giovane, all’inizio del ministero, alla sua porta si presentavano in tanti. Moltissimi penitenti, di ogni estrazione sociale e culturale, affrontavano lunghe attese pur di sentire da lui la parola del perdono o di avere un consiglio illuminato. Morì a Padova nel 1942: dopo la morte, così si attesta, ha compiuto numerose apparizioni, che hanno rafforzato la sua fama di santo e la convinzione che, per sua intercessione, si possano ottenere miracoli. Tre di questi sono stati riconosciuti dalla Chiesa. Per questo, proprio come accade a San Giovanni Rotondo, tempio di Padre Pio, anche alla chiesa dei cappuccini di Padova si registra un flusso ininterrotto di pellegrini, che invocano grazia e conversione. Nel corso degli anni, si sono accumulate migliaia di ex voto relativi a guarigioni prodigiose e inspiegabili. Papa Paolo VI proclamò Leopoldo beato il 2 maggio 1976 e Giovanni Paolo II lo dichiarò santo il 16 ottobre 1983.
Per volontà di Papa Francesco, infine, le sue spoglie giungeranno a Roma domani. Saranno collocate nella Chiesa di San Lorenzo fuori le Mura, poi saranno traslate con una processione alla Basilica di San Pietro ed esposte alla venerazione dei fedeli, accanto a quelle di Padre Pio, dal 7 al 10 febbraio. Alle 17 di quest’ultimo giorno è infatti in programma la Solenne Celebrazione eucaristica del Mercoledì delle Ceneri, presieduta da Papa Francesco: il pontefice ha scelto proprio nel santo confessore e in padre Pio i “modelli” di santità da indicare ai Missionari della Misericordia, che invierà in tutto il mondo. Una volta lasciata Roma, le spoglie faranno tappa a Loreto e a Bologna; l’urna con le reliquie arriverà a Padova la mattina del 16 febbraio e sarà esposta nella Basilica del Santo fino alle 15 del giorno successivo. Poi, in processione, San Leopoldo tornerà nel suo santuario.
In occasione della traslazione è stata effettuata una ricognizione sul corpo, che è stato trovato in ottime condizioni. Il volto è stato in parte ricostruito per essere esposto; è stata eseguita una Tac dalla quale sono state ricavate tremila immagini. Anche gli uomini di scienza si sono emozionati quando hanno scoperto che in San Leopoldo, il padre che ascoltava e sapeva infondere il perdono, è ancora integra una parte del cuore.
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