Fermi, Nievo e Tito Livio insieme: la rivoluzione dei licei del centro di Padova
Il calo demografico mette in discussione il futuro del liceo Fermi di Padova: il piano della Provincia ipotizza l’aggregazione con Nievo e Tito Livio

Da qui al 2035 il liceo scientifico Enrico Fermi, nato nel 1969, situato in corso Vittorio Emanuele a pochi metri da Prato della Valle, a causa del calo demografico potrebbe essere aggregato al liceo Ippolito Nievo. Si tratterebbe in pratica di un ritorno visto che proprio dal Nievo, che oggi si trova in via San Gregorio Barbarigo e che è stato fondato nel 1923, il Fermi è germinato 57 anni fa.
Secondo il Piano delle scuole elaborato dalla Provincia la prospettiva è quella di un unico liceo in centro, addirittura aggregando anche lo storico liceo classico Tito Livio, cioè la scuola dove ha studiato l’ex presidente Giorgio Napolitano.
L’aumento della classi
La parola passa alla preside Tiziana Petruzzo, originaria di Avellino, laureata in lettere antiche con 110 e lode all’Università Federico II di Napoli, già dirigente all’Ic 2 di Selvazzano e preside del Fermi dall’anno scolastico 2023-2024, dopo aver raccolto il testimone dall’ex dirigente Alberta Angelini.
Rispetto al piano provinciale di lungo periodo la dirigente è, ovviamente, piuttosto cauta: «Un orizzonte di dieci anni è certamente molto lontano», osserva, «attualmente godiamo ottima salute. Dal 10 settembre avremo una classe in più: quest’anno da 36 classi siamo passati a 37. Poi dobbiamo tenere anche conto del decreto, firmato dal ministro Giuseppe Valditara, che blocca le fusioni per i prossimi due anni scolastici. Ma, in fondo, è giusto porsi già oggi questo problema che è legato al graduale calo demografico ed anche ad altri fattori contingenti che riguardano gli istituti superiori che ci sono in centro storico».
Il problema della mobilità
Secondo Petruzzo, uno dei principali fattori che le famiglie esaminano nella scelta della scuola dei figli è quello della raggiungibilità: «Sino a pochi anni fa le scuole storiche del centro, in primis quelle ubicate in palazzi antichi, avevano un fascino particolare e venivano scelte dalle famiglia anche perché si trovavano lungo arterie e piazze facilmente raggiungibili sia dalle auto private che dai mezzi pubblici. Non parlo solo della mia scuola, che per fortuna si trova sulla linea del tram, ma sono convinta che tanti genitori non iscrivono più i figli negli istituti del centro perché la viabilità oggi è più complicata. E così preferiscono scuole in periferia o nei Comuni della cintura», osserva la preside, «è arrivata l’ora di varare un piano, organico e capillare, in cui ridisegnare totalmente le infrastrutture che portano alle singole scuole e stabilire anche nuovi tragitti per raggiungere istituti che spesso sono inaccessibili».
Il no all’accorpamento
Ma se le istituzioni preposte, prima fra tutte la Regione, andassero avanti con il progetto di accorpamento? «Non sarebbe una bella fusione anche perché non sarebbe ben vista neanche dai genitori e dagli stessi studenti», risponde Petruzzo, «il brand Fermi in città ha ormai messo radici da decenni. Tra Fermi e Nievo, che hanno delle caratteristiche differenziate, esiste una sana e robusta rivalità, che ha avuto e tutt’ora ha il merito di fare crescere e valorizzare la qualità dell’offerta didattica ed educativa in entrambi gli istituti. Per il resto sarei soddisfatta se le istituzioni competenti, anche in tempi brevi, prendessero spunto proprio da questa proiezione redatta dall’amministrazione provinciale ed elaborassero, come ho già detto prima, un piano di approfondimento in cui far emergere il rapporto, anche sul piano sociale, che ci dovrebbe essere tra le singole scuole e l’aspetto urbanistico della città. Naturalmente l’eventuale piano dovrebbe riconsiderare anche un sistema di trasporti più efficiente rispetto a quello attuale, come quello che potrebbe realizzarsi con le due nuove linee tramviarie».
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