La Madonna rubata 50 anni fa torna al Castello di Monselice
La scultura, databile attorno al secondo decennio del quattordicesimo secolo, torna nelle sale della Rocca fino alla primavera del 2027

L’opera quattrocentesca rubata cinquant’anni fa a Monselice e ritrovata in un museo di Bergamo sarà di nuovo a disposizione degli studiosi e del pubblico. Il 27 marzo, alle 10.30, come anticipato ieri dal nostro giornale, viene presentata al Castello di Monselice “Madonna con Bambino” recuperata grazie alle indagini dei carabinieri del Nucleo di Tutela patrimonio culturale di Venezia, dopo il furto avvenuto nel marzo 1977.
La scultura, databile attorno al secondo decennio del quattordicesimo secolo, ritorna dunque nelle sale della Rocca, a disposizione degli studiosi e fino alla primavera 2027 esposta al pubblico. All’epoca il Castello, oggi di proprietà della Regione e gestito da Veneto Edifici Monumentali, apparteneva al conte Vittorio Cini. Renata Codello, segretario generale della Fondazione Giorgio Cini, sottolinea l’importanza di questo ritrovamento, reso possibile anche grazie alla ricerca della studiosa Federica Siddi, impegnata ormai un decennio fa in una ricerca sulla tradizione delle sculture lignee: «Il ritorno di questa scultura è un avvenimento importante. Il ritrovamento di un’opera d’arte trafugata è sempre un evento da celebrare e una ferita che si rimargina.
Per noi significa ricostruire l’unicità e la ricchezza della Collezione Cini e del Castello di Monselice. Inoltre, permette di riprendere il lavoro di ricerca storica sulla produzione e la circolazione delle opere d’arte, in questo caso tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento, di cui la scultura ritrovata è un esempio straordinario».
L’opera – in legno intagliato e dipinto, alta 122 cm – era entrata a far parte delle Collezioni di Vittorio Cini nel 1941, acquistata dall’antiquario romano Alfredo Barsanti. All’epoca, viene collocata con ogni probabilità nella cosiddetta “Sala dell’angelo” della Casa romanica, il nucleo più antico della Rocca.
Viene attribuita, pur con cautela, allo scultore senese Francesco di Valdambrino, attivo tra la fine del Trecento e i primi decenni del secolo successivo. L’importanza del ritorno a casa – che sarà appunto celebrata con un momento pubblico il 27 marzo – è data anche dalla ritrovata possibilità di studiare l’opera: si potranno in particolare approfondire le affinità della scultura sia con alcune opere certe dell’artista, come la “Madonna con il Bambino” della chiesa pisana di Sant’Andrea a Palaia, firmata e datata 1403, sia con un’altra scultura lignea conservata al Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca, ricondotta a uno scultore lucchese gravitante intorno al cantiere del duomo, negli anni in cui lo stesso Valdambrino soggiornava in città.
Filippo Giacinti, assessore veneto al Patrimonio, loda la scelta di riportare l’opera a Monselice: «Si tratta di un gesto di grande sensibilità istituzionale e culturale che consente di ricollocare la scultura nel luogo per il quale era stata destinata da Vittorio Cini, restituendola alla comunità e al patrimonio storico del nostro territorio.
Il ritorno di questa Madonna con il Bambino rappresenta non solo il recupero di un’opera d’arte, ma anche la restituzione di un tassello della nostra memoria e della nostra identità culturale». Chiude Aldo Rozzi Marin, amministratore unico di Veneto Edifici Monumentali: «Restituire al complesso monumentale un’opera significa ricomporre una parte della sua storia e rafforzare il legame tra patrimonio, territorio e comunità».
La partecipazione all’evento del 27 marzo è su prenotazione: roccadimonselice@regione.veneto.it fino a esaurimento dei posti. —
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