Padova, fusione tra Fiera e Interporto: la destra diserta il voto

Manca il numero legale: si torna in aula con il quorum ridotto per il via libera

Rocco Currado
Restauro di Palazzo Santo Stefano Sede della Provincia in piazza Antenore
Restauro di Palazzo Santo Stefano Sede della Provincia in piazza Antenore

 

Tutto rinviato di ventiquattr’ore, ma l’esito è già scritto. Il centrodestra ieri ha scelto di non presentarsi in consiglio provinciale, facendo così mancare il numero legale e rinviando alla seconda convocazione di oggi, alle 14.30, il voto sulla fusione tra Padova Hall e Interporto. Una mossa politica più che sostanziale, visto che nella nuova seduta sarà sufficiente la presenza di un terzo dell’aula: numeri che consentiranno al centrosinistra, forte di sei consiglieri oltre al presidente, di approvare la delibera sul piano di incorporazione di via Tommaseo all’interno dell’interporto.

Ma quella del centrodestra è un’assenza rivendicata apertamente. Il capogruppo della Lega Stefano Baraldo parla di «un’operazione strategica per il futuro economico di Padova portata avanti senza un reale confronto politico e senza un chiaro piano industriale». Quella che viene presentata come un’opportunità di rilancio, secondo il leghista, «appare invece come il risultato di anni di gestione fallimentare della Fiera». E insiste: «Non sono state date risposte concrete su investimenti, obiettivi, sviluppo delle filiere economiche e benefici reali per il territorio». Il rischio, avverte, «è che questa operazione serva a spostare criticità finanziarie piuttosto che a costruire una vera prospettiva di crescita».

Più duro Vincenzo Gottardo (Udc): «Non possiamo avallare un’operazione basata su concambi penalizzanti e su una totale mancanza di trasparenza sul destino di asset strategici del nostro territorio», scandisce, «a rendere ancora più opaca la vicenda si aggiunge il ricorso al Tar sulla gara per il terminal intermodale». Per l’esponente dello scudo crociato, il rischio è che la nuova società Interporto Padova Hall Spa finisca per trasformare la Fiera in «una mera agenzia immobiliare per ripianare debiti». Da qui la richiesta di sospendere l’operazione.

Ma dietro lo scontro sulla fusione si intravede il clima pre-elettorale. L’assenza compatta in aula rappresenta un segnale di compattezza in vista del rinnovo dell’assemblea del 14 giugno. Il centrodestra vuole mostrarsi unito, con un’unica lista, e archiviare la stagione del dialogo con il campo largo. Nelle segreterie è già iniziata la trattativa sulle candidature. Gli equilibri sono definiti: sei posti alla Lega, quattro ai Fratelli, tre a Forza Italia e tre all’Udc.

Restano però da sciogliere diversi nodi, a partire dalle quote di genere: sette candidati su 16 dovranno essere donne. Telefonate, incontri riservati e trattative sono ormai quotidiani. Tra i più interessati a conquistare uno scranno a Palazzo Santo Stefano ci sarebbero i consiglieri comunali del capoluogo, attratti da una vetrina che potrebbe pesare anche in vista delle amministrative del prossimo anno. Va ricordato che, nel sistema del voto ponderato, la loro preferenza vale molto più di quella dei piccoli Comuni della provincia.

 

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova