Marcato sindaco di Padova, alleati favorevoli: pesa la frattura con l’ala di Bitonci
Fermento dopo l’intervista al “Mattino”, aperture da FdI e Forza Italia, ma nella Lega pesano i rapporti tesi con Salvini e Bitonci

Messaggi, telefonate, incontri riservati. E qualche piccola vendetta personale che riaffiora tra corridoi e chat di partito. La nostra intervista a Roberto Marcato ha rimesso in movimento il sottobosco della politica padovana, soprattutto nel centrodestra. Perché dietro l’ipotesi di una sua candidatura a sindaco di Padova si sta consumando una partita molto complessa. Marcato è uno vecchio del mestiere.
Due volte assessore con Luca Zaia, oggi consigliere regionale eletto con oltre 11 mila preferenze, è abituato alle dinamiche di partito e ai loro retroscena. Infatti lo sapeva fin dall’inizio: l’ostacolo principale alla sua corsa verso Palazzo Moroni non sarebbero gli alleati. Bensì la sua stessa casa politica. Nel resto della coalizione il nome del bulldog non dispiace affatto. Anzi. In molti, nel centrodestra padovano, sono convinti che per tornare competitivi serva un politico.
L’esperimento del 2022, con il civico Francesco Peghin, è rimasto negli archivi come una lezione. Ma i nomi spendibili per quel ruolo nei partiti non sono poi così tanti. Per questo il nome di Marcato circola con insistenza. In FdI c’è apertura. Il capogruppo meloniano in Comune, Matteo Cavatton, lo dice chiaramente: «Sarebbe un ottimo candidato, ma devono essere risolti i problemi interni alla Lega». Anche in Forza Italia, non viene respinto. Il segretario cittadino Giampiero Avruscio accoglie con favore l’ipotesi, sottolineando però la necessità di una riflessione ampia e approfondita (anche a livello superiore) e della convergenza di tutta la coalizione.
Resta poi l’incognita dell’Udc. Il segretario e senatore Antonio De Poli sarebbe teoricamente una delle possibili alternative. Ma la domanda che circola è semplice: perché dovrebbe lasciare il Parlamento? Fare il sindaco è un mestiere diverso. Più esposto, più logorante. E De Poli a Roma è ormai un veterano.
Il problema vero resta tutto dentro il Carroccio. Marcato negli ultimi anni non ha nascosto le sue critiche al segretario federale Matteo Salvini. Rapporti freddi, inevitabilmente. E nel partito è considerato una figura divisiva. Ma la frattura più pesante sarebbe quella con Massimo Bitonci. I due non si amano, e negli ambienti del partito non è certo un mistero. Bitonci, oggi assessore regionale, ha ereditato a Palazzo Balbi proprio le deleghe che fino a pochi mesi fa erano di Marcato.
È stato sindaco di Padova prima di perdere la città contro Giordani. Una sconfitta che, si dice, non sarebbe mai stata digerita fino in fondo. Negli ultimi mesi piccoli episodi hanno fatto capire quanto la linea di frattura tra le correnti che i due rappresentano sia ancora viva.
In questo scenario potrebbe giocare un ruolo determinante anche il presidente della Regione, Alberto Stefani: lasciare spazio a Marcato oppure frenare la sua corsa verso Palazzo Moroni. Con un rischio: se il bulldog dovesse sentirsi messo all’angolo, potrebbe decidere di mettersi lui di traverso.
Il tutto rientra comunque in uno scacchiere più ampio, che comprende l’esito della competizione elettorale a Venezia e la scelta del candidato per Verona. E l’ultima parola spetta ai leader. —
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