Padova, lieve aumento delle nascite nel 2025: crollano i matrimoni in chiesa

Nel 2025 nati 1.301 bambini, in crescita rispetto agli anni precedenti. Calano decessi e separazioni, ma i riti religiosi scendono sotto quota cento mentre aumentano le unioni civili

Marta Randon
Crollano i matrimoni in chiesa nel Padovano
Crollano i matrimoni in chiesa nel Padovano

Padova va controcorrente. Mentre il resto del Paese continua a fare i conti con la denatalità come una pioggia fine e insistente, sotto il cielo del Santo succede qualcosa che assomiglia a una buona notizia. Piccola, certo. Ma pur sempre una buona notizia. Nel 2025 in città sono nati 1.301 bambini e bambine. Quattro in più rispetto al 2024 (quando erano stati 1.297) e addirittura 48 in più rispetto al 2023.
Quattro, ma anche 48, sono numeri che non cambiano le statistiche nazionali, non fanno tremare l’Istat, bastano, però, a rompere la linea piatta del declino e, soprattutto, a lanciare un segnale: Padova non ha ancora smesso di credere nel futuro. Anche perché, guardando indietro, le nascite mostrano una sostanziale tenuta. Nel 2023 erano 1.253, nel 2022 1.349, nel 2021 1.393, nel 2020 1.332. Un’altalena leggera, ma niente crolli verticali. Il confronto storico resta tuttavia impietoso: nel 1970 a Padova sono nati 3.698 piccoli. Nel 2000 meno della metà: solo 1.603.
L’anno scorso il mese più prolifero è stato giugno con 125 nascite, più di 4 al giorno, seguito da ottobre e gennaio. Luglio 2024 ha segnato un record positivo con 141 parti in un solo mese, picchi negativi a giugno e novembre.
Decessi in calo
A rendere il quadro un po’ meno cupo contribuisce anche la diminuzione dei decessi. Aumentano gli ultra 80enni, molti dei quali vivono in centro. Anche il Quartiere 2 accoglie un’alta porzione di ultraottantenni, pari a quasi il 17% del loro totale. Il 93, 2% risiede in famiglia.
Meno morti, più nascite: un doppio movimento che, se non è una svolta epocale, quantomeno è una pausa di respiro. Dai dati forniti da Palazzo Moroni emerge che sono in lieve diminuzione anche le separazioni e i divorzi. Prima di sposarci ci si pensa due volte e probabilmente anche a separarsi, complice la crisi (vivere in due case costa). Nel 2024 a Padova ci sono state 278 separazioni e 255 divorzi; l’anno scorso le separazioni sono state 227 e i divorzi 254. Per un totale di 533 nel 2024 e 481 nel 2025, 52 in meno.

Le navate si svuotano

Quattro bambini in più, dicevamo, non sono una rivoluzione demografica, ma raccontano qualcosa di più sottile e forse più interessante: la città tiene. Tiene grazie a una popolazione ancora relativamente giovane, a un’università che continua ad attrarre studenti e futuri genitori, a un tessuto sociale che non si è sfilacciato del tutto. «La nostra città rimane un luogo in cui far nascere e crescere i bambini – commenta l’assessora Francesca Benciolini –, lo dimostra anche il fatto che il numero totale degli abitanti non è in diminuzione».

Se da una parte arrivano più culle, dall’altra si svuotano le navate. I matrimoni in chiesa sono in discesa:per la prima volta, a Padova, scendono sotto quota cento in un anno (96). Un dato simbolico, quasi più culturale che statistico. Non è solo una questione di fede, ma di nuove consuetudini e riti che cambiano, di promesse che si spostano altrove: in municipio, in riva al mare, magari a New York.

«Se guardiamo l’andamento in diocesi tutto sommato c’è una tenuta dei matrimoni in chiesa, non è un calo drastico – commenta don Silvano Trincanato, responsabile dell’ufficio diocesano per la pastorale della famiglia –. È una conseguenza del calo delle nascite degli ultimi decenni e della diminuzione della partecipazione alla vita ecclesiale. Non credo sia in discussione il valore sacramentale dell’unione matrimoniale».
Don Silvano, parroco dell’Unità pastorale della Guizza, l’anno scorso in tre parrocchie ha celebrato un solo matrimonio «ma ho preparato e firmato molte unioni fuori regione, soprattutto al sud. In centro storico e nella prima periferia la presenza dei giovani è bassa, molte persone non sono originarie di Padova e tornano “a casa” a sposarsi. Sono soprattutto medici e infermieri» spiega il prete. I numeri parlano chiaro: nel 2024 in città si sono celebrati 170 matrimoni religiosi e 345 civili, per un totale di 515. Nel 2025 i riti in chiesa sono scesi a 96, quelli in municipio sono saliti a 390: totale 486 matrimoni, 29 in meno.
«A pesare molto, naturalmente, è la scelta delle convivenze, che sono in aumento. In chiesa crescono i matrimoni misti e quelli tra un credente e un non credente» continua don Silvano.

A S. Rita il prete dei record

Se il parroco della Guizza nel 2025 ha portato all’altare solo una coppia, spostandoci di un paio di chilometri, nella parrocchia di Santa Rita da Cascia la situazione cambia drasticamente. Il parroco don Romeo Sinigaglia, figura carismatica, nel 2025 ha celebrato una quindicina di matrimoni. Una volta l’anno organizza un corso per fidanzati e non c’è mai posto.

«Non esageriamo, celebro solo il sabato, in media quattro unioni a maggio, quattro a giugno e quattro a settembre, due ad aprile e un paio in ottobre. Se ho un primato è quello di portare bene – sorride – chi si sposa con me rimane insieme. Si separa solo il 10%, contro un buon 50% di media. In sei incontri accompagno soprattutto over 30, coppie che già convivono, alcuni già con figli, non sono giovinetti, sono navigati e sanno quello che vogliono».

I numeri dei matrimoni forniti dalla diocesi confermano il calo: sono stati 1006 nel 2022; 929 nel 2023; 835 nel 2024. Nel 2019, prima del Covid, erano 1.182.

Anche don Romeo conferma l’elevato numero di matrimoni in chiesa che non si svolgono a Padova. «Seguono il corso fidanzati con me e le nostre coppie guida ma poi si sposano altrove». Il parroco di Santa Rita l’anno scorso ha celebrato due matrimoni con culti diversi (cattolica - ortodosso) e uno tra una credente e un non credente, rito che sta prendendo piede. «Ora chi non crede non si vergogna più di dirlo – spiega il sacerdote –. Prima c’era una sorta di tabù». Serve l’autorizzazione del Vescovo chiamata dispensa.

«Ci sono diverse modalità di riti tra cui la liturgia della parola per i non battezzati, per chi si sente ancora in cammino, e ha ancora bisogno di crescere nella fede –– conclude il responsabile della pastorale della famiglia –. Attenzione però: diventano importanti la verifica e il discernimento».
Giugno e settembre restano i mesi preferiti per il sì davanti all’altare; per il Comune, invece, non c’è stagione: ci si sposa tutto l’anno.

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