Casa di riposo Breda, l’intervista al presidente Bellon: «Previsti 120 posti per non autosufficienti»

AltaVita-Ira acquisisce il complesso Breda: in arrivo una Rsa da 120 posti letto, una residenza leggera per anziani autosufficienti e l’ipotesi di un museo nella Casa Rosa

Simonetta Zanetti
Stefano Bellon, presidente di AltaVita-Ira
Stefano Bellon, presidente di AltaVita-Ira

Il salvataggio del patrimonio Breda parte da lontano, con l’obiettivo di «tenere viva la grande generosità di quel benefattore che è stato il senatore». Così Stefano Bellon, presidente di AltaVita-Ira, riassume lo spirito che ha tenuto accesa la scintilla per arrivare fin qui: «Questo risultato è frutto di un’azione sinergica con amministrazione comunale e Regione, siamo riusciti a tenere la palla alta, a restare in gioco fino a quando è stato possibile acquistare, e oggi siamo orgogliosi di aver salvaguardato un patrimonio garantendone l’importante valore pubblico».

Casa di riposo Breda a Ponte di Brenta acquistata dall’Ira

Ora cosa succederà?

«Adesso ci sono dei tempi tecnici da assecondare con il pagamento del saldo e la presa di possesso, poi procederemo con il progetto in sintonia con quanto previsto dal piano regolatore. In particolare, vorremmo sfruttare al massimo l’Rsa per ospitare 120 posti letto per non autosufficienti; per farlo dovremo integrare con i volumi del Quirinale. Parallelamente, nella Casa soggiorno, vorremmo realizzare una residenza leggera per anziani ancora sostanzialmente autosufficienti con unità abitative che prevedono l’erogazione di servizi per gli ospiti».

È previsto un aumento degli accreditamenti per le case di riposo?

«No, in sostanza useremo i posti che erano già accreditati nella casa di riposo che c’era prima».

E quale sarà il destino della Casa Rosa?

«Quella è vincolata, quindi non si può fare molto, una soluzione interessante potrebbe essere quella di realizzare un museo di prossimità a disposizione del territorio».

Prima della vendita si ipotizzava un impegno di spesa di 3 milioni, basteranno?

«Tre milioni sono quelli che servirebbero per rimettere in funzione la struttura nello stato in cui era prima della chiusura, ma la nostra idea è quella di ristrutturare e per farlo serviranno 115-120 mila euro a posto letto, quindi stiamo parlando di cifre molto più alte».

E come pensate di riuscire a sostenere questa spesa?

«Ci affideremo a risorse proprie dell’ente, alle fondazioni bancarie del territorio e alla Regione, come nel caso di palazzo Bolis a Selvazzano che abbiamo ristrutturato anche grazie alle risorse ex articolo 20 per gli investimenti in sanità e con un contributo di 1,5 milioni di Fondazione Cariparo».

Cosa vi ha spinto ad affrontare un’operazione così complessa e onerosa?

«L’idea che si perdesse un lascito tanto importante e che una parte della città avrebbe perso la possibilità di assistere gli anziani. E poi c’è anche una rendita di posizione che tra qualche anno deriverà dalla realizzazione del nuovo ospedale nell’ottica di una potenziale evoluzione dei servizi per gli anziani».

Quanto ci vorrà per mettere i ferri in acqua?

«Credo servirà un anno per la progettazione. Il consiglio di AltaVita-Ira scade ai primi di agosto ed è alle prese con l’adeguamento di via Beato Pellegrino, quindi immagino che farà i primi atti. Non è stato facile venirne a capo, si intrecciavano mille vicissitudini di una storia antica. Ma finalmente si chiude una partita complessa e se ne apre una che idealmente guarda al futuro». —

 

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