Primo maggio vuoto a Padova: i sindacati disertano piazza dei Signori
La decisione di Cgil, Cisl e Uil: «Andiamo tutti a Marghera». Nel Veneziano la manifestazione nazionale con i leader

Le chiacchiere tra un panino col salame e un bicchiere di prosecco, il concertino di una band locale e i discorsi dei leader sindacali. Per buona parte della sinistra padovana l’appuntamento in piazza dei Signori il primo maggio è uno di quelli che scandiscono il calendario, l’occasione per incontrare qualcuno che non si vede da tempo o per scambiare valutazioni politiche, così come una delle ultime possibilità per i politici di incontrare quel che rimane di quel «popolo» affezionato ai riti sindacali.
Le tradizioni però possono anche finire, anche se con il dispiacere di qualcuno. E quest’anno dunque la tradizionale manifestazione sindacale del primo maggio non ci sarà.
I segretari di Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di convergere sulla manifestazione convocata a Marghera, dove ci saranno i leader nazionali Pierpaolo Bombardieri, Daniela Fumarola e Maurizio Landini. È la prima volta infatti che l’appuntamento principale della ricorrenza (fatto salvo il “concertone” nella Capitale) si svolge in Veneto. L’appuntamento è alle 10 nella piazza del Mercato del quartiere operaio veneziano.
«Abbiamo ritenuto fondamentale dare un segnale di forte compattezza territoriale e nazionale partecipando attivamente al comizio di Marghera – spiegano Gianluca Badoer (Cgil), Samuel Scavazzin (Cisl) e Massimo Zanetti (Uil) – La scelta di non presidiare piazza dei Signori non è un passo indietro, ma un investimento di partecipazione. E ciò, nonostante avessimo già ipotizzato di proporre un’iniziativa a cui l'amministrazione aveva dato il suo assenso.
Tuttavia, data la prossimità del capoluogo veneziano e l’importanza dei temi che verranno trattati, abbiamo preferito chiamare a raccolta tutta la cittadinanza padovana verso un’unica e grande mobilitazione unitaria nel cuore del Veneto.
Una scelta che assume un valore simbolico e politico profondo: in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche che rischiano di frammentare il mondo del lavoro, la nostra risposta è l’unità. Essere a Marghera significa portare la voce di tutte le lavoratrici e i lavoratori di Padova in un coro nazionale, per ribadire che non può esserci progresso senza diritti, né innovazione senza dignità», concludono Badoer, Scavazzin e Zanetti.
c.mal.
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