Rapina in gioielleria, preso un bandito

RESANA. È caccia a un intero commando di rapinatori. Non alla sola complice del pregiudicato lombardo di Abbiategrasso, Marco Balzaretti, 55 anni, arrestato dai carabinieri di Castelfranco sabato pomeriggio, non lontano dalla gioielleria “Eredi Rosso” di Resana che aveva appena rapinato. Le indagini hanno subito preso una direzione ben precisa, dopo aver sentito le preziose deposizioni delle due testimoni dirette: la gioielliera Antonietta Menegotto, 71 anni, vedova di Antonio Rosso, ammazzato durante una rapina 38 anni fa, e la commessa Pamela Carraro, 30 anni di Campodarsego. I rapinatori, l’uomo arrestato e la complice fuggita, erano entrati in azione soltanto per immobilizzare la gioielliera e la commessa. Il compito di ripulire il negozio sarebbe spettato ai loro complici, che avrebbero dovuto entrare in azione, poco dopo.
Ma un altro aspetto inquietante emerge dalle indagini: Balzaretti e un complice, probabilmente un componente del commando che sabato avrebbe dovuto entrare in azione durante la seconda fase, un mese fa avevano provato a colpire la gioielleria di Resana. Solo la diffidenza della titolare, Antonietta Menegotto, aveva quindi mandato in fumo il colpo.
La tesi del commando. «Li vedi, sono qua?», sono le parole che Balzaretti e la complice si scambiavano in continuazione, guardando nervosamente all’esterno della gioielleria, mentre si adoperavano per immobilizzare la gioielliera e la commessa. Lo hanno riferito ai carabinieri le due testimoni. Probabilmente, a mandare all’aria il piano è stato l’inatteso arrivo di una cliente che, a rapina in corso, ha suonato al campanello dell’esercizio perché voleva entrare. Dall’esterno, i complici devono aver capito che il colpo stava per fallire e per questo motivo non hanno voluto entrare in azione, aspettando soltanto che Balzaretti e la donna uscissero dalla gioielleria per poi fuggire in auto. Dall’esercizio, invece, è uscita solo la complice di Balzaretti, che poi con il resto del commando ha fatto perdere le proprie tracce.
Il primo tentativo a vuoto. La tesi del commando regge anche di fronte a un altro dato di fatto. Un mese fa, ai primi di novembre, nel tardo pomeriggio, verso le 18, quando era buio, Balzaretti si presentò con un complice, alla gioielleria di via Martiri della Libertà di Resana. Suonò ma la titolare Antonietta Menegotto non aprì. Affacciandosi, alla gioielliera non piacque quella faccia. E poi notò anche un altro particolare: dietro a Balzaretti, quasi come se si nascondesse, c’era un altro uomo. Al citofono il bandito disse che voleva acquistare un orologio per fare un regalo. Ma la gioielliera di Resana se la cavò con una scusa, sostenendo che il titolare non c’era e lei non poteva aprire a nessuno.
Rapinatori in fuga. Mentre per Balzaretti si sono spalancate le porte del carcere di Santa Bona, la caccia agli altri componenti del commando è continuata. Dopo il colpo fallito, Balzaretti è stato praticamente abbandonato dal commando. Del resto, lui era rimasto intrappolato dentro alla gioielleria ed è dovuto fuggire dal retro, saltando un’alta recinzione. Da solo, senza sapere dove andare a nascondersi, ha cercato riparo nelle vicinanze ma i carabinieri della compagnia di Castelfranco, grazie anche ad alcune preziose testimonianze della gente del posto, non gli hanno dato scampo. L’uomo, con precedenti specifici alla spalle, non ha aperto bocca, se non per ammettere di aver già tentato il colpo un mese fa. «Era destino che finisse così», si è limitato a dire. La caccia ai complici è aperta. I carabinieri stanno già battendo alcune piste precise. Il commando ha le ore contate.
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