«Regalo la mia edicola purché non chiuda»: a Padova l’appello per cercare un nuovo giornalaio

L’attività è presente nel rione Città Giardino da oltre 50 anni. Il titolare Guidolin: «Spero che qualcuno si faccia avanti entro il 18 marzo»

Daniela Gregnanin

«Sono disponibile a regalarla, perché mi si stringe il cuore a pensare che un’attività storica e di servizio, possa non esserci più dal 18 marzo», racconta il signor Giuseppe Guidolin, conosciuto con il nome di “Bepi”, che coraggiosamente quattro anni fa aveva rilevato dai vecchi proprietari Andrioli tra piazza Esedra e via VI Novembre l’edicola, che da almeno 50 anni è sempre stata un punto di riferimento per tutti i residenti del quartiere.

Un altro chiosco si “spegne”, lasciando tristezza e amarezza, perché oltre a essere un’attività commerciale, un’edicola rappresenta un punto di riferimento per i rioni.

Con questa sono oltre una decina i chioschi che nel giro di un biennio hanno cessato la loro funzione in città, lasciando tanta amarezza. Da una settimana le serrande sono abbassate e a quanto pare nessuno si è fatto avanti con l’idea di diventare giornalaio: «l’ho presa perché avevo trovato una famiglia greca che si era impegnata a gestirla, perché io faccio un altro lavoro, seppur nell’ambito della distribuzione. Con il passare del tempo, l’aumento dei costi e la diffusione dei quotidiani on-line, la famiglia ha fatto sempre più fatica a trovare la quadra e a guadagnare per sopravvivere.

Tra costi fissi, tasse e gli editori che riconoscono sul venduto un misero 20 percento che poi diventa un tirato diciotto causa trasporti, è diventato un mestiere insostenibile per chi ha figli», sottolinea il signor Beppi, che è decisamente rattristato: «se non vogliono che tutti i chioschi chiudano, bisogna che venga riconosciuto un buon 50 percento sulla vendita delle copie, altrimenti da qui a pochi anni questa professione farà fatica a esistere e per tutti verrà meno anche un importante aspetto: quello sociale».

Con questa chiusura sono ormai molte le edicole che da qualche anno in città hanno abbassato per sempre la saracinesca. «Spero che qualcuno si faccia avanti, la data ultima prima che il chiosco venga rimosso e poi smantellato è quella del 18 marzo. Sono andato anche a parlare con gli uffici preposti per capire se sia possibile ottenere una deroga a quella scadenza, vediamo cosa decideranno. Credo che se ci fosse più tempo qualcuno potrebbe considerare l’attività».

Anche in questo caso orari lunghi e decisamente mattinieri, hanno scoraggiato le persone a interessarsi e i giovani si tengono alla larga da un’attività fatta di sacrifici e risvegli all’alba. «Per rilevare la struttura dotata di impianto di aria condizionata e tende motorizzate sui fianchi, onestamente si sono fatti avanti degli agricoltori, interessati alla possibilità di farne una bancarella di frutta e verdura a chilometro zero, ma il cambio di destinazione d’uso non è possibile. Spero davvero che qualcuno leggendo questo articolo si faccia avanti», spiega Bepi che resta fiducioso.

«Il quartiere dov’è inserito il chiosco è signorile, la clientela è garbata ed è estremamente dispiaciuta nel pensare di perdere un luogo dove tra battute e piccolo gossip di rione, si parla di politica, attualità e di come funziona il mondo. Ribadisco, la regalo, ma fate in fretta», chiosa il signor Guidolin. 

 

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova