Sabrina straziata dai demoni della Ginzburg

La Impacciatore stasera debutta a Piove di Sacco con “È stato così”. «Un testo evocativo: non puoi non amarlo»
Di Erika Bollettin

PADOVA. E’ il bisogno di essere amata, la continua ricerca di trovare negli altri, o in un'altra persona, quell’affetto che può riempire una vita o renderla un tormento, il nucleo attorno al quale si sviluppa il monologo di «E’ stato così», interpretato da Sabrina Impacciatore, sotto l’attenta regia di Valerio Binasco, che va in scena da stasera anche nei teatri veneti con 4 date.

Si parte stasera dal teatro Filarmonico di Piove di Sacco, per continuare domani al Teatro Mpx di Padova, anticipato dall’incontro con l’attrice, fissato alle 17, in via Bonporti, al quale farà seguito la proiezione del film “Diciotto anni dopo” di Edoardo Leo.

La tournée nel Veneto continuerà il 23 marzo al Teatro Camploy di Verona, mentre il 24 marzo lo spettacolo farà tappa nella sala del Ridotto del Teatro comunale di Vicenza.

In scena uno spettacolo intenso, estenuante, soprattutto per l’attrice che lo interpreta. E Sabrina Impacciatore non lo nasconde.

«E’ un testo evocativo. Non si può non amarlo e quando ho accettato la parte non pensavo di soffrire così tanto, di riuscire ogni sera ad entrare nel personaggio e rimanere immobile davanti al pubblico quasi in trance – commenta l’attrice poche ore dall’esordio padovano – la parte recitata è come un flusso di coscienza, veloce, come una serie di finestre emotive che si spalancano».

L’intensità del monologo va di pari passo con l’emergere della personalità del personaggio, uscito dalla sapiente penna di Natalia Ginzburg, denso di sentimenti, passioni, speranze che si concentrano in una donna sola. Una figura di grande drammaticità, destinata ad amare e soffrire, a smarrire la propria esistenza a causa di un amore disperato e geloso, che nutre nei confronti di un uomo che si rivelerà sbagliato.

«La protagonista è una donna gentile, sognatrice, che piano piano attraversa il confine tra sentimento estremo e follia, condotta dall’amore per un uomo con il quale vuole condividere tutta la vita. Il suo è un estremo sacrificio d’amore – continua la Impacciatore – che diventa straziante, soprattutto quando si arriva alla malattia della figlia. Ecco, credo che quello sia il momento più toccante di tutto lo spettacolo».

Per l’attrice, che molti ricordano nei diversi ruoli interpretati sul grande schermo, da “L’ultimo bacio” di Muccino alla “Signorina Effe” e “Io e Napoleone” che le sono valse due candidature ai David di Donatello, l’interpretazione in “E’ stato così” è la prova d’attrice più difficile.

«Inizialmente ho accettato perché volevo lavorare con Valerio Binasco. La sua regia, anche in questo lavoro, è forte, si fa sentire – continua l’attrice – e io l’ho seguito in ogni sua richiesta, a volte a costo di tradire me stessa. E’ stato difficile realizzare lo spettacolo come l’aveva concepito Valerio: non voleva tradire il senso e l’anima che emerge dal romanzo di Natalia Ginzburg. Voleva seguire il suo stile ed essere il più fedele possibile al personaggio che traspare dalle pagine del libro. Per ottenere questo risultato resto seduta immobile su una sedia per oltre un’ora e 10 minuti. La tristezza, la profondità che vivo sul palcoscenico ogni sera è così forte che mi accompagna per quasi tutta la giornata. Ma la cosa più bella è sentire la grande partecipazione del pubblico che ogni sera fa questo viaggio emotivo assieme a me».

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