Santa Margherita e nel nome il ricordo del fiume Adige che vi scorreva

Fioriscono i commerci sino alla fine dell’impero romano Poi la rotta delle Cucca, nel 589, sconvolge territorio e vite
Santa Margherita D'Adige (PD), 25 marzo 2019. reportage di Santa Margherita d'Adige per articolo Jori. Nella Foto:
Santa Margherita D'Adige (PD), 25 marzo 2019. reportage di Santa Margherita d'Adige per articolo Jori. Nella Foto:



Fiume strano, l’Adige: il secondo in Italia, ma di carattere bizzoso, al punto da aver perfino cambiato ripetutamente percorso, fin da ere immemorabili. Partito come affluente del Po, si è poi conquistato uno spazio e un percorso autonomi, ma neppure quello gli è bastato: l’attuale tragitto è di epoca abbastanza recente, legato a sconvolgimenti climatici e a calamità naturali nel 500 dopo Cristo. Sta di fatto che prima passava più a nord, toccando Este (cui si lega il nome, Athesis) e una serie di altre località. Tra cui un piccolo paesino sulla direttrice tra quest’ultima e Montagnana, e che proprio per questo continua ancor oggi a vantarne la sponsorizzazione nella denominazione del comune: Santa Margherita d’Adige. È logico d’altra parte che un corso d’acqua di quella portata vedesse svilupparsi lungo le sue sponde una serie di insediamenti abitati: in parallelo ad esso correva da epoche remote la cosiddetta via dell’ambra proveniente dall’area del Baltico, e lungo la quale circolavano traffici rilevanti diretti ai porti di Spina e di Adria.

La cosa funziona, e bene, per molti secoli; tant’è che i romani, quando si spingono al nord stringendo un accordo robusto con i veneti, piantano le loro tende anche qui, come dimostrano diversi oggetti rinvenuti nel corso di scavi effettuati in zona. Ma il vento cambia quando l’impero entra nella spirale che lo condurrà alla dissoluzione, lasciando il campo alle invasioni dei barbari.

Quasi contemporaneamente, ci si mette anche la natura a bastonare la malcapitata gente del posto: cosa sia successo, ce lo racconta in modo molto vivido Paolo Diacono, lo storico dei longobardi, ma ce lo confermano anche altre testimonianze. E una sorta di tsunami dell’epoca: nel 589, il meteo impazzisce e si innescano una serie di eventi calamitosi, il peggiore dei quali è la rotta della Cucca, dal nome di una località della zona, nei pressi di Albaredo, che non solo fa straripare l’Adige inondando migliaia di ettari di terra e spazzando via case e villaggi, ma provoca anche un cambiamento di corso del fiume. Quando la situazione si normalizza, buona parte della Bassa padovana è ridotta a una sterminata distesa di paludi e acquitrini.

i due grandi laghi

È da quel disastro che la gente di Santa Margherita deve faticosamente ripartire, riconvertendosi soprattutto dal punto di vista produttivo per poter sopravvivere: bisogna inventarsi pescatori e cacciatori, e perfino le canne di palude diventano materiale prezioso e multiuso, a cominciare dalle coperture per le misere abitazioni. Il bacino principale è costituito da due grandi estensioni, il Lago di Fogarolo e quello di Vighizzolo; le bonifiche dureranno secoli, e si concluderanno praticamente solo nel Novecento. Più tardi si aggiungerà la pastorizia: pratica testimoniata dal nome stesso dell’unica frazione, Taglie, che significa appunto pascoli. Si tratta di terreni dati in affitto per la fienagione nell’arco di tempo che va tradizionalmente dal 25 aprile all’8 settembre.

frazione di megliadino

Il paese non ha ancora una sua vita autonoma: dipende in tutto e per tutto dalla vicina Megliadino (all’epoca solo San Fidenzio: quelli di San Vitale riusciranno a sganciarsi solamente con Napoleone), con la quale è inserita nel feudo controllato prima dai marchesi di Toscana e a partire dal 1001 da quelli di Este; anche la chiesa, pure dotata di una canonica, segno della presenza di un sacerdote fisso, dipende da quella più importante di Megliadino San Fidenzio.

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