Sant'Urbano, pensioni dei parenti morti: ecco come è stato scoperto il caso

SANT'URBANO. Il corpo della madre era avvolto nel cellophane. Quello dello zio, ormai ridotto a scheletro, riposto all’interno di una cassetta in legno. Sistemati, anche con una certa cura, nella legnaia coperta contigua all’abitazione. Su ogni “tomba” era affisso un foglio con la data di morte, sopra c’erano i documenti d’identità e qualche santino. La madre, Nerina Battistella, era morta a dicembre dell’anno scorso a 87 anni. Lo zio, Italo Battistella, era mancato invece tre anni fa, pure lui a 87 anni.

Federico Bernardinello, 55 anni, li aveva tumulati in casa senza denunciarne la morte con un unico e chiaro motivo: continuare a percepire le loro pensioni. Quando i carabinieri di Carmignano di Sant’Urbano si sono presentati a casa sua – un’abitazione colonica al civico 16 di via Argine Superiore, lungo l’Adige, a Ca’ Morosini – non ha opposto resistenza: ha semplicemente chiesto il sostegno di un avvocato, salvo poi indirizzare i militari verso la vicina legnaia. «Li ho sepolti lì», è stata la frase pronunciata da Bernardinello, denunciato per i reati di occultamento di cadavere e truffa aggravata.
“Colpa” della banca
Erano tre giorni che, a vario titolo, qualcuno si presentava in via Argine Superiore per capire come stessero Nerina e Italo. La truffa messa in atto dal 55enne ha infatti cominciato a scricchiolare lunedì mattina, quando Bernardinello si è presentato nella sede della Bcc delle Prealpi a Ca’ Morosini. Era lui a curare gli interessi, anche bancari, di mamma e zio. Per continuare a compiere le operazioni, però, il direttore della filiale ha chiesto un certificato di esistenza in vita dei due anziani. Il 55enne si è quindi recato in municipio a Sant’Urbano per ottenere il documento. L’attestazione va rilasciata in presenza del soggetto, in caso contrario è d’obbligo la verifica: i quesiti dell’impiegata dell’Anagrafe hanno probabilmente messo in difficoltà l’uomo, che alla domanda «come stanno Nerina e Italo?» ha spiegato che i due erano ricoverati in ospedale a Trecenta, in provincia di Rovigo.

I primi controlli
Non è stato molto convincente l’uomo, ha dato risposte evasive. Così l’impiegata comunale ne ha parlato con l’assistente sociale del Comune. Quest’ultima ha ritenuto opportuno compiere una verifica, contattando l’ospedale rodigino e poi quelli limitrofi: niente, né Nerina né Italo risultavano ricoverati. La dipendente comunale ha quindi preso l’auto ed è andata a casa dei due anziani. Soggetti in realtà “sconosciuti all’ufficio”, in quanto mai avevano chiesto aiuto o sostegni al Comune. L’assistente sociale non è tuttavia riuscita a entrare nell’abitazione dei Battistella: il cancello era chiuso e nessuno rispondeva. Si è allora rivolta al medico di base dei due, che le ha confermato che era un pezzo che non veniva interpellato da quegli assistiti. Circostanza peraltro singolare per delle persone anziane.
La finzione.
Pure lui è andato a vedere l’abitazione di via Argine Superiore e nuovamente nessuno ha risposto alle scampanellate al cancello di casa. L’auto di Italo posteggiata senza targa e una carrozzina coperta da un telo e abbandonata all’esterno hanno però fatto nascere ulteriori dubbio al professionista, che quasi casualmente ha incontrato dopo pochi minuti i carabinieri. Sollecitati da medico e Comune, i militari hanno fatto tappa in casa di Bernardinello assieme ai colleghi del Nucleo Investigativo di Padova e del Radiomobile di Este. Lui ha ancora fatto finta di non essere in casa, ma il teatrino non ha retto. Oltre a indicare i due cadaveri, il 55enne ha assicurato che madre e zio erano morti per cause naturali. Portato in caserma, Bernardinello è stato denunciato. Il magistrato di turno della Procura di Rovigo ha in ogni caso disposto l’autopsia sui cadaveri, per fare chiarezza sulle reali cause della morte. —
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