Sparatoria in fabbrica, l’ombra della droga nel regolamento di conti

BAGNOLI. Altro che stipendi non pagati, questo è un intrigo dove i contratti di lavoro nulla c’entrano. Quello di Bagnoli è un regolamento di conti sullo scacchiere della malavita. Le ipotesi sul tavolo degli investigatori sono molteplici e tra queste c’è senza dubbio quella del traffico di droga. Non si può ignorare il fatto che la Calabria è la principale porta d’accesso per i carichi di droga in Italia. E il mercato è in mano alla ’ndrangheta.
Si parte da un dato di fatto, dalla sparatoria di sabato mattina nel capannone di via Sesta strada nella zona artigianale di Bagnoli. Benedetto Allia, 28 anni, siciliano e titolare dell’azienda “L.B.” imbraccia il fucile a canne mozze e spara. Spara e uccide Francesco Mazzei, 38 anni, calabrese di Crotone, residenza in Germania dove ufficialmente lavora come cameriere. Spara e ferisce gravemente Yassine Lemfaddel, 29 anni, marocchino con residenza a Treviso conosciuto da tutti come “Vincenzo”. I due si presentano verso le 10.30. Il siciliano li attende, perché poco prima fa uscire tutti gli operai al lavoro. “Andatevene, devo sistemare una cosa”, dirà prima di preparare il fucile con il colpo in canna.
La discussione è subito animata, il marocchino tenta di regolarla a colpi di coltello. Allia imbraccia l’arma e spara il primo colpo contro di lui, ferendolo gravemente al ventre. Il calabrese tenta di scappare ma Allia spara ancora e lo centra sulla schiena uccidendolo sul colpo. “Vincenzo” riesce a scappare fino al bar dell’area di servizio Af Petroli per chiedere aiuto, prima di crollare privo di sensi.
I carabinieri del nucleo investigativo provinciale stanno attendendo di interrogarlo. Dopo alcuni giorni in terapia intensiva è stato trasferito in reparto. A breve sentiranno anche la sua versione. Sotto sequestro sono finiti i telefoni cellulari di tutti e tre. Gli investigatori si aspettano di ricavare molte informazioni dagli apparecchi mobili, sia in termini di tabulati che di gps. C’è da ricostruire la rete dei contatti ma anche gli spostamenti. Sono in molti a chiedersi cosa ci facesse un calabrese con residenza in Germania in compagnia di un marocchino che ritiene di avere un conto in sospeso con l’imprenditore siciliano. I traffici di droga che provengono dal sud, diretti a Nordest, sono una pista che i carabinieri non intendono trascurare.
Quella degli stipendi non pagati suona come la classica risposta data per nascondere i veri interessi che stanno dietro una simile esplosione di violenza. Benedetto Allia (figlio di Salvatore Allia, anch’egli in carcere per omicidio) aveva vissuto a lungo in Australia ed era tornato lo scorso inverno. Doveva tornarci il prossimo mese di ottobre. Pare che proprio venerdì, giorno prima del regolamento di conti, una ex dipendente dell’azienda molto vicina alla famiglia siciliana si sia presentata all’ufficio postale di Bagnoli chiedendo di prelevare da un conto 30 mila euro. Operazione che non hanno potuto fare nell’immediatezza per la necessità di reperire le autorizzazioni necessarie per legge. Se sia un fatto collegato a ciò che è successo il giorno successivo, questo lo dovranno chiarire gli inquirenti.
Nel capannone di via Sesta strada c’erano delle vasche di solventi, quelli utilizzati per trattare i metalli. Non è escluso che l’intenzione di Benedetto Allia fosse quella di uccidere entrambi, facendo poi sparire i corpi. Piano andato a monte con la fuga di Vincenzo.
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