Uccise il fidanzato, quinto processo per Valentina Boscaro
Nuovo scontro in Cassazione sull’attenuante della provocazione che aveva ridotto alla padovana la pena a 17 anni in seguito al ricorso di procura generale e delle parti civili per l’omicidio di Mattia Caruso

Percorso giudiziario arrivato al capolinea per Valentina Boscaro, la 34enne di Padova condannata dopo quattro processi nei vari gradi di giudizio a 17 anni di carcere per l’assassinio del fidanzato Mattia Caruso? Niente affatto.
La procura generale veneziana (e anche le parti civili) hanno impugnato la sentenza pronunciata lo scorso ottobre dalla Corte d’assise d’appello lagunare (per la seconda volta e da un collegio in diversa composizione) dopo un annullamento con rinvio deciso dalla Corte di Cassazione. Corte dove il caso tornerà di nuovo.
Risultato: sarà celebrato un quinto processo a carico di Valentina Boscaro anche se la decisione, che non è nel merito – quindi non riguarda il riesame dei fatti – ma di legittimità, dovrà certificare esclusivamente la corretta applicazione delle norme e la congruità della motivazione che ha portato alla pronuncia.
Primo grado e poi l’appello
Un passo indietro. In primo grado, il 18 ottobre 2023, la Corte d’assise di Padova infligge a Boscaro una condanna a 24 anni, ordinando il suo trasferimento in carcere (era stata ai domiciliari durante l’inchiesta).
Condanna ridotta a 20 anni il 24 giugno 2024 nel primo giudizio d’appello, pur restando inalterata la contestazione di omicidio volontario aggravato dalla relazione sentimentale e di calunnia nei confronti di un amico della vittima.
Come i giudici di primo grado, nella motivazione della sentenza si descrive l’esistenza di un rapporto paritario fra i due: nessuna sottomissione da parte di Valentina a Mattia, perché angherie e vessazioni reciproche finivano per annullarsi. E la tragedia era accaduta nell’ambito di una lite che rientrava nella dinamica del complesso e tormentato (se non tossico) rapporto fra i due. A settembre l’imputata ottiene di scontare la pena agli arresti domiciliari.
Ricorso in Cassazione
Nel frattempo la difesa (il professor Alberto Berardi e il penalista Renzo Fogliata) fanno ricorso in Cassazione, insistendo sul fatto che il rapporto tra i due fidanzati era tutt’altro che paritario come indicato dai giudici del merito (primo e secondo grado).
Ricorso accolto: nel maggio 2025 i giudici del terzo grado stabiliscono che la vicenda dovrà essere riletta da una diversa sezione della Corte d’assise d’appello di Venezia. E tracciano il percorso da seguire: dovrà essere considerata l’attenuante della provocazione per ridefinire la sanzione finale.

La Corte d’assise
Si arriva alla sentenza della Corte d’assise d’appello bis che, il 30 ottobre scorso, riduce la pena inflitta a Valentina a 17 anni (15 anni e sei mesi per l’omicidio volontario aggravato e un anno e mezzo per la calunnia) con il riconoscimento (per quanto riguarda l’ omicidio) dell’attenuante della provocazione.
Procura generale e parti civili non ci stanno. Qualche giorno fa l’avvocato generale Nicola Proto (per la Procura generale) propone un nuovo ricorso davanti alla Cassazione (e con lui le avvocate Francesca Betto e Anna Desiderio per la famiglia Caruso). Non ci sarebbero i presupposti normativi per riconoscere quell’attenuante.
Il motivo? Di fatto non sarebbe stata considerata alla pari quella relazione di coppia, come deciso dai giudici di merito, ma con una Valentina sottomessa o almeno tale nella sua percezione.
Il delitto
La sera del 25 settembre 2022 Mattia Caruso, 30enne di Albignasego, era stato ferito a morte mentre si trovava alla guida della Mercedes di lei, ad Abano in via dei Colli Euganei, al rientro da una festa nella trattoria Laghi di Sant’Antonio a Montegrotto.
Lui aveva imposto alla fidanzata il rientro a casa, c’era stata una discussione, la vettura viaggiava velocissima e un coltello era vicino al cambio: «L’ho preso, forse con la mano destra, e ho colpito Mattia...» aveva confessato dopo alcuni giorni Valentina Boscaro. Mattia aveva fatto in tempo a fermarsi, scendere e piombare a terra. La morte qualche ora dopo in ospedale. —
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