"Una colossale bevuta finita in tragedia": la verità degli amici

PADOVA. «Hanno bevuto tanto, tutti. Si sono addormentati verso le cinque del mattino ma quando Domenico si è sentito male era da solo. È uscito da solo, senza occhiali e ha compiuto un gesto dettato dall’ebbrezza alcolica. Ma i suoi compagni se ne sono resi conto solo alle 7.30 di fronte al suo posto vuoto a colazione».
È la testimonianza di uno studente del triennio del Nievo, un ragazzo che sta seguendo la vicenda fin dall’inizio. Mantiene rapporti con i docenti, con la preside e anche con i ragazzi della quinta E. Hanno parlato tutti insieme, formalmente e informalmente. Hanno reso testimonianze agli investigatori della Squadra mobile di Milano e fornito spiegazioni ai genitori. Tutti al Nievo sanno com’è andata e tutti sono convinti che la tragedia sia la conseguenza di una colossale bevuta. «Ma quale lassativo, ma quale coinvolgimento di terzi. Domenico, purtroppo, ha fatto tutto da solo».
Quindi si è trattato di un suicidio?
«Non si può parlare di suicidio quando lo stato psicofisico è alterato dall’alcol. Io parlerei piuttosto di un’azione maldestra commessa da un ragazzo ubriaco».
Dunque Domenico avrebbe fatto tutto da solo?
«Nessuno si è accorto che si è sentito male e che è uscito dalla stanza. Erano tutti ubriachi. Hanno bevuto tutta la notte e verso le cinque si sono messi a dormire. Intorno alle 6.30 uno di loro si è svegliato per andare al bagno e si è accorto che il letto di Domenico era vuoto ma nessuno si è preoccupato perché nelle gite scolastiche capita spesso. Di notte si va da una camera all’altra. L’allarme è scattato solo alle 7.30 quando era previsto l’incontro per la colazione. In quel momento tutti si sono accorti che mancava».
Ma da una colossale bevuta al parapetto di una finestra del quinto piano, ce ne passa. Non vi sembra un po’ strana questa cosa?
«Dovete considerare che era senza occhiali e che oltre allo stato di ebbrezza stava accusando anche un malore fisico. Quando si beve troppo la notte diventa un incubo: tutto gira, tutto sembra difficile. Lui è uscito dalla stanza e ha fatto una mossa maldestra senza calcolare le conseguenze. Io so che lui qualche birra la beveva ma magari quella sera ha esagerato oltre le sue possibilità. Questa storia ci sta distruggendo dentro».
Dunque nessuno sta coprendo nessuno?
«Noi non siamo omertosi. Siamo semplicemente stati travolti da questa tragedia. Noi con la polizia ci abbiamo parlato, siamo solo stati a debita distanza dai giornali e l’abbiamo fatto per la sofferenza estrema che ci sta causando tutto ciò. Voi non potete capire cosa significa vedere i professori piangere disperati».
Difficile fare lezione in questi giorni?
«Lezioni? Nessuno sta facendo lezione. Qualche docente delle materie umanistiche spiega qualcosina con l’accortezza di farsi fermare nel momento in cui gli studenti non se la sentono più di continuare. Ma per il resto è uno strazio. Le mattinate sono dedicate al confronto reciproco. Abbiamo anche cancellato la festa della scuola prevista per oggi (ieri)».
C’è chi ipotizza si tratti di un caso di bullismo estremo.
«Ma quale bullismo? In questa scuola il bullismo non è possibile. C’è un confronto continuo con i docenti e qualsiasi violenza verrebbe subito stroncata sul nascere».
E questa è la situazione generale. Ma Domenico? Veniva vessato dai compagni?
«Provate a ragionare. Domenico aveva la fidanzata ormai da tre anni. Questo significa che a 15 anni ha intrapreso una relazione con l’altro sesso. Secondo voi una ragazzina di quell’età sceglie di stare insieme con lo zimbello della classe? Era un ragazzo modello. Era uno dei più bravi di una classe eccellente, forse la migliore del nostro liceo. Chi viene a iscrivere i figli al Nievo chiede la E o la F».
State attendendo la fine delle indagini?
«Sì, vogliamo che finalmente sia messo un sigillo istituzionale alla verità di quella maledetta notte. Così finalmente si placherò il tam-tam e noi avremo tempo e modo di assorbire un urto troppo grande per la nostra età».
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