Zona rossa prorogata fino al 4 maggio, ma bocciata da sindacati e associazioni
Il Prefetto Forlenza tira dritto sui controlli in stazione in attesa dei provvedimenti del governo. Si ammorbidisce la posizione del Comune ma non quella del terzo settore

Il Comitato per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica (Cosp) ha sciolto le riserve: la misura di sorveglianza speciale nell'area della stazione di Padova, spesso ribattezzata "zona rossa" ma definita tecnicamente area ad alto impatto, è stata prorogata fino al 4 maggio. La decisione arriva in una fase di transizione normativa, con il governo al lavoro su un nuovo decreto sicurezza atteso entro i prossimi 20 giorni, che potrebbe fornire ai Prefetti strumenti ancora più stringenti per la gestione delle aree urbane degradate e rendere permanenti i controlli in stazione.
I risultati: controllate quasi 9 mila persone
L'efficacia del provvedimento è stata difesa attraverso i numeri registrati nell’ultimo bimestre, dal 19 dicembre al 17 febbraio scorso. In questo arco di tempo, l’attività congiunta tra le Forze di Polizia e la Polizia Locale ha dato vita a un monitoraggio capillare che ha portato all'identificazione di ben 8.912 persone. Non si è trattato però solo di una conta statistica: la pressione costante ha permesso di attivare una serie di strumenti amministrativi e penali volti a "ripulire" l'area dai soggetti ritenuti pericolosi o molesti.
Sulla base dell’ordinanza prefettizia sono stati infatti applicati otto ordini di allontanamento immediato, a cui si è sommato il pugno di ferro della Questura. Il Questore ha emesso complessivamente 21 provvedimenti restrittivi, muovendosi tra avvisi orali e misure più drastiche come i Daspo e i Dacur (il cosiddetto "Daspo urbano"), mentre il Prefetto ha disposto l’allontanamento dal territorio nazionale per 11 stranieri risultati irregolari.
Sotto il profilo del contrasto al crimine, il dispositivo ha mostrato la sua reattività procedendo a otto arresti e tre denunce a piede libero. Un bilancio che, secondo le autorità, avrebbe evitato che situazioni di spaccio o episodi di microcriminalità contro il patrimonio e la persona potessero degenerare in conseguenze ben più gravi per la pubblica incolumità.
La posizione del Comune
All'incontro in Prefettura non era presente il sindaco Sergio Giordani, ma l'assessore alla Sicurezza Diego Bonavina ha voluto chiarire la linea di Palazzo Moroni, cercando di abbassare i toni di uno scontro che dura da mesi: "Ho apprezzato molto che non si sia parlato di “zona rossa”, un termine che ritengo troppo politicizzato e fuorviante, ma di zona ad alto impatto. Non siamo mai stati contro i controlli; la sicurezza dei cittadini è una priorità, ma è fondamentale che queste misure non diventino un marchio ideologico sulla città."
L'assessore ha ribadito che il Comune sostiene la presenza delle forze dell'ordine per contrastare spaccio e microcriminalità, ma guarda con cautela a provvedimenti che rischiano di spostare semplicemente il problema nei quartieri limitrofi, come l’Arcella o il Portello.
Le critiche e il fronte della protesta
Nonostante l'apertura di Bonavina, il clima in città resta teso. I sindacati e le associazioni che si occupano di assistenza ai più fragili continuano a denunciare come il massiccio dispiegamento di forze e i divieti di stazionamento stiano allontanando le persone in difficoltà dai presidi sanitari e sociali presenti nel quadrante della stazione. La risposta della piazza non si è fatta attendere. Per oggi, mercoledì 18 febbraio, i centri sociali e diverse sigle della sinistra cittadina hanno indetto un presidio di protesta alle 18 in piazza Antenore davanti alla Prefettura. Gli attivisti chiedono che la sicurezza venga affrontata tramite l'inclusione sociale e il potenziamento dei servizi, piuttosto che con ordinanze speciali che, a loro dire, "colpiscono la povertà invece di risolverla".
Il no dei sindacati
Arriva una secca bocciatura della zona rossa da parte dei sindacati confederali: “L’esperienza di questi mesi – spiegano in una nota Cgil, Cisl e Uil – ha dimostrato chiaramente che la semplice logica dell'allontanamento forzato e del divieto di stazionamento non risolve i problemi strutturali di degrado e microcriminalità, ma si limita a spostarli di poche centinaia di metri, gravando ulteriormente sulle aree limitrofe senza offrire alcuna soluzione reale alla cittadinanza. È inaccettabile che questioni complesse che riguardano la marginalità sociale, la povertà e l'accoglienza vengano trattate esclusivamente come problemi di ordine pubblico, ignorando sistematicamente la necessità di investimenti nei servizi sociali, nella mediazione culturale e nelle politiche abitative”.
“Come sindacati confederali – concludono i segretari Badoer, Scavazzin e Zanetti – siamo convinti che la sicurezza urbana si costruisca con l'inclusione e la riqualificazione del tessuto sociale, non con recinti normativi che colpiscono indiscriminatamente le fasce più fragili della popolazione. Auspichiamo che la Prefettura e le istituzioni locali vogliano finalmente aprire un confronto serio che metta al centro la persona, il lavoro, la solidarietà e l'integrazione, abbandonando una strategia emergenziale che ha già mostrato tutti i suoi limiti e che serve più a alimentare la propaganda che a garantire la reale tranquillità dei lavoratori e dei cittadini che frequentano ogni giorno l'area della stazione”.
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