Tra dubbi ed elaborazione del lutto: come affrontare l’eutanasia, l’ultimo atto d’amore verso gli animali
È il momento più difficile della convivenza: tra proprietario e veterinario un patto di rispetto per la vita che è stata

L’eutanasia è, senza dubbio, il momento più difficile della convivenza con un animale. È un confine sottile dove l’egoismo del voler trattenere cede il passo al coraggio di lasciare andare. Spesso la definiamo un «ultimo atto d’amore», ed è esattamente così: la scelta consapevole di farsi carico di un dolore immenso per liberare l’altro dalla sofferenza.
Non ci sveglieremo una mattina con la convinzione che quello sia il giorno giusto, la decisione sarà difficile e piena di dubbi, la certezza in questi casi non c’è ma esistono i segnali che il corpo e lo sguardo dell’animale ci inviano.
La qualità della vita è il parametro fondamentale. Il medico veterinario saprà guidarci verso la via della consapevolezza aiutandoci a valutare la qualità di vita del nostro animale.
La decisione
Ci sono delle domande fondamentali che dobbiamo porci. Una riguarda l’autonomia: riesce ancora a sporcare fuori o lontano dalla cuccia? Si alza per mangiare? E ancora, l’interesse: mostra ancora curiosità per il cibo, per le carezze o per l’ambiente circostante? Il dolore: i farmaci riescono ancora a gestire la sofferenza o il respiro è diventato una fatica costante? E, infine, l’empatia: al suo posto io vorrei sopportare tutto questo?
Il veterinario non è solo un tecnico in questa fase, ma una bussola emotiva. Conosce il paziente spesso fin da cucciolo; lo ha vaccinato, curato e visto crescere. Per il medico, praticare l’eutanasia non è mai routine: è un carico emotivo pesante, un addio a un “paziente-amico” che sente un po’suo. La sua guida ci aiuta a capire se stiamo curando la malattia o se stiamo solo prolungando un’agonia.
La procedura
Nel momento della procedura la priorità assoluta è la calma e la dolcezza. L’eutanasia moderna è una procedura indolore che mima un addormentamento profondo. Si parte con la sedazione: viene somministrato un sedativo o un anestetico per indurre uno stato di incoscienza e rilassamento totale. L’animale smette di provare ansia o dolore.
Quindi l’atto finale: una volta che l’animale dorme profondamente, viene iniettato un farmaco (solitamente un barbiturico ad alto dosaggio) che arresta delicatamente le funzioni cardiache e respiratorie. Tutto avviene in pochi istanti, in un silenzio rispettoso, permettendo al proprietario di restare accanto al proprio compagno fino all’ultimo respiro, se lo desidera.
Dopo l’addio
A quel punto, si pone la questione pratica, che è anche parte dell’elaborazione del lutto. Le opzioni principali sono cremazione e sepoltura.
La cremazione singola permette di ricevere le ceneri in un’urna per conservarle o disperderle; quella collettiva, invece, è una scelta in cui le ceneri non vengono restituite. Diversamente, la sepoltura è possibile in terreni privati (seguendo le normative Usl locali) o in appositi cimiteri per animali.
È fondamentale riconoscere il dolore che si prova e non vergognarsene né cercare di sopirlo. La perdita di un animale è un lutto reale, spesso sottovalutato dalla società ma profondamente sentito da chi lo vive; molti studi recenti dimostrano che la sofferenza è paragonabile a quella della perdita di un familiare. Il “senso di colpa” è un ospite frequente, ma va trasformato in consapevolezza: scegliere l’eutanasia significa garantire una morte dignitosa, evitando che il capitolo finale di una vita felice sia scritto solo dal dolore.
Il legame che si spezza fisicamente resta vivo nel ricordo. Il veterinario e il proprietario, uniti in questo momento, firmano un patto di rispetto verso la vita che è stata, onorandola con un addio privo di strazio.
in collaborazione con l’ordine dei medici veterinari di padova.
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