Bortolotto torna all’Albignasego: «Una scelta di cuore»

ALBIGNASEGO. Il ritorno del figliol prodigo. Dopo Guerrino Gasparello altro colpo da novanta per l’Albignasego (Prima categoria), che ha messo nero su bianco l’accordo con il ventinovenne fantasista Roberto Bortolotto. Alla corte di Pippo Maniero arriva dunque un altro ex professionista, che dopo un lungo viaggio di quasi quindici anni in giro per l’Italia torna a vestire la maglia del suo paese, quell’Albignasego che lo ha lanciato tra i grandi quando era bambino. Sì perché la storia di Roby, che vive nella frazione di Lion, inizia proprio dagli Esordienti granata: valanghe di gol e di giocate incredibili valgono la chiamata del Padova, dove la sua stella brillerà sempre più fino all’occasione della vita. «Avevo quattordici anni e a casa mi telefona Franco Baresi per portarmi al Milan» racconta il diretto interessato, fratello di quell’Enrico che negli ultimi mesi della scorsa stagione ha trascinato l’Abano al ritorno in D «A Milano ho vissuto quattro anni splendidi e il 24 maggio 2003 ho pure esordito in serie A, Piacenza-Milan 4-2: era la vigilia della finale di Champions a Manchester con la Juve». Per farlo crescere il Diavolo lo gira al Chievo e da lì Roby scende in C/2 alla Biellese: iniziano i guai fisici, le ginocchia lo frenano, comincia un lungo calvario di operazioni. Ma Roberto tiene duro e diventa il protagonista del miracolo Tritium, squadra milanese di Trezzo sull’Adda trascinata in sei anni dalla D alla C/1 con cinquanta gol fino alla rete decisiva nello spareggio-salvezza del maggio 2013 col Portogruaro. In estate però arriva la beffa: la società fallisce e Roby riparte dalla serie D con la Triestina. Una parentesi sfortunata, chiusa a dicembre con una scelta di cuore: si torna alla Tritium, sprofondata in Promozione. Altri gol, altre magìe, sembra l’inizio di una nuova favola. Ma sul più bello l’ennesimo crac. «Mi sono rotto di nuovo il ginocchio, altri mesi infernali e altra operazione ad aprile. Malgrado tutto arriva la proposta dell’Olginatese, provincia di Lecco, per risalire in D. Ma dopo un paio di allenamenti sul sintetico ho capito che dovevo prendere una decisione e ho scelto di tornare a casa. L’avrei fatto anche se l’Albignasego fosse stato in Terza: questione di affetto, di amici, di ritrovare il posto dove tutto è iniziato. Obiettivi? Aiutare la squadra a salvarsi prima possibile, segnare e soprattutto far segnare».
Matteo Lunardi
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