Chiara non si era dopata

La ciclista Favaron Bissoli assolta: «E' stata sabotata»
FINE DI UN INCUBO. Chiara Favaron Bissoli
FINE DI UN INCUBO. Chiara Favaron Bissoli
 ABANO.
Sono tante le brutte storie legate al doping nel mondo del ciclismo. Stavolta la brutta avventura ha un lieto fine. Stiamo parlando di quanto è accaduto a Chiara Favaron Bissoli, figlia d'arte della pluri campionessa di ciclismo su strada e su pista, Luigina Bissoli.  La nostra storia inizia lo scorso anno ai campionati italiani di ciclismo su pista a Mori, in provincia di Trento. Scatta il controllo antidoping e Chiara è trovata positiva. La ragazza giura di non aver mai preso nulla. La faccenda finisce in mano all'avvocato Ernesto De Toni e dopo un lungo periodo di sospensione ecco che arriva il colpo a sorpresa. Il Tribunale Nazionale Antidoping sentenzia: «Nel procedimento disciplinare a carico dell'atleta, che al tempo del controllo era minorenne, visto l'art. 3 del codice Wada, relativa all'onere della prova posto a carico dell'atleta, onere basato sulla valutazione delle probabilità, ritenuto che dagli atti è emersa l'elevata probabilità che l'atleta sia stata oggetto di sabotaggio ritorsivo ed esclusa ogni colpa della stessa atleta, assolve così la medesima dall'addebito ascrittole per non aver commesso il fatto».  Ora Chiara Favaron Bissoli, padovana di Abano Terme, che era tesserata con l'Asd Banca Popolare Adriana Bolzano, potrà riprendere a gareggiare, valutando le offerte delle società ciclistiche che la vorrebbero nelle loro formazioni.  Per la ragazza aponense è la fine di un incubo durato fin troppo.

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