Cuffa: «Meglio di un sogno Prima neanche dormivo»

La favola del Cabezon: «Un’emozione incredibile, ora vedo solo cose belle» E alla fine si commuove: «La dedica è per moglie e figlio, mi hanno aiutato tanto»
Di Francesco Cocchiglia
ROCCATO PADOVA-GROSSETO STADIO EUGANEO esultanza cuffa
ROCCATO PADOVA-GROSSETO STADIO EUGANEO esultanza cuffa

PADOVA. Ci sono tre momenti che scandiscono il pomeriggio da favola di Matias Cuffa. Un lieto fine che forse nemmeno il miglior sceneggiatore di Hollywood avrebbe saputo architettare a tavolino. Dal primo settembre, giorno che ha segnato l’ufficiale ritorno del Cabezon in biancoscudato, sono passati solo otto giorni. E dal momento del suo ingresso in campo, nemmeno un minuto gli è servito per gonfiare la rete e far esplodere di gioia lo stadio intero, in estasi per il trionfale ritorno del suo profeta. La prima immagine è un ritorno all’Euganeo sospirato per tutta l’estate. «È stato bellissimo tornare qui», le prime parole del Cabezon. «È stata una settimana incredibile, sono contentissimo. L’emozione è stata enorme, ma soprattutto è stato importante muovere la classifica, abbiamo tanti giovani ma possiamo migliorare ancora molto».

Secondo flash. Al 18’ della ripresa Cuffa mette piede sul terreno dell’Euganeo. «Tutto lo stadio ha acclamato il mio nome, è stato bellissimo. Voglio ringraziare tutti i tifosi e le persone vere che sono rimaste al mio fianco in questo tempo e che mi hanno permesso di non perdere mai la fiducia. Solo Dio sa quanto sono contento in questo momento».

La favola. Terzo e ultimo fotogramma: neanche un minuto dopo il Cabezon fa valere il suo soprannome, gonfiando la rete. «Entrare e buttare in rete il primo pallone è stata una cosa unica», esclama commosso. «Quando il pallone è entrato in rete, non ci potevo credere: è stata un’emozione incredibile, non ci può essere un modo migliore di questo per tornare a giocare con questa maglia. Dieci giorni fa non avrei potuto neanche sognare una cosa del genere. Anzi, dieci giorni fa probabilmente avrei fatto fatica anche ad addormentarmi». Un altro segno del destino: sul primo corner Cuffa si sta sistemando uno scarpino, sul successivo sappiamo tutti com’è finita. «Il destino ce lo costruiamo noi stessi, bisogna crederci sempre e questa è la cosa più importante. Ringrazio Dio per la giornata di oggi e per la vita che mi sta regalando, non solo come calciatore. Dedico il gol a mio figlio Simone», confessa con gli occhi lucidi, «che ha visto la partita dalla tribuna, e a mia moglie Angela, che nei momenti di difficoltà mi è sempre stata vicina». La platea dell’Euganeo è andata in estasi. «Penso sempre ai miei cari che sono lassù, e nei momenti di difficoltà mi aggrappo a loro per trovare un po’ della forza che mi manca. È appena passato un periodo molto difficile, che voglio dimenticare presto. Dopo questo gol vedo solo cose belle e questa è la cosa che mi rende più felice». Meglio dare uno sguardo al futuro, allora. «Abbiamo fatto un gran possesso palla, il Grosseto non ha praticamente mai tirato in porta, ma dobbiamo migliorare ancora. Il mister sta lavorando molto, è preciso e noi meno giovani abbiamo il dovere di aiutarlo nel far crescere questi ragazzi. Vogliamo dare loro una mano a far andar via tutta la timidezza».

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