Il futuro del Calcio Padova, serie A nel mirino: tutti gli scenari
Nelle prossime tre stagioni il club biancoscudato punterà alla promozione. Ma per sostenere il progetto dovrà attivare quattro leve economiche chiave. Sponsorizzazioni, diritti tv, gestione dello stadio ed esposizione finanziaria

Cosa aspettarsi dal Padova nelle prossime stagioni, dal punto di vista economico finanziario oltre che sportivo? Se è chiaro che la nuova proprietà ha messo la Serie A nel mirino, forse meno evidente è il percorso che il club potrebbe compiere nei prossimi 20-30 anni indicati da Alessandro Banzato e dal figlio Giovanni come orizzonte temporale entro il quale vorrebbero rimanere in sella.
Iniziamo da un’opera di onestà: la Serie B è un costo e «programmare la promozione» è solo un modo di dire. I risultati dipendono anche da quello che nel frattempo fanno gli altri perché chi vince ha sempre ragione, ma non sempre chi perde ha torto.
Ecco allora che se il Padova sarà eccezionale salirà in A subito. Anche al primo anno, perché no: alzare l’asticella significa che nel 2026/27 possiamo aspettarci un monte ingaggi più ammortamenti intorno ai 12 milioni di euro, e non sarebbe la prima società ad andare in A con questo budget.
Altrimenti ci proverà di anno in anno nell’arco di 3 massimo 5 stagioni. Non dovesse riuscirci il costo della Serie B imporrebbe sicuramente delle valutazioni, ma sul piano delle probabilità un ulteriore salto di categoria entro il 2030 è preventivabile. Meglio prima che poi.
Per sostenere gli investimenti (direttamente e indirettamente) la proprietà sarà chiamata ad attivare le quattro leve dell’ambizione, categorizzate sul suo Substack dall’avvocato Felice Raimondo, esperto in questioni economico finanziarie del calcio moderno. Queste leve sono: le sponsorizzazioni, i diritti tv, lo stadio, l’esposizione finanziaria.
La prima è di fatto già nell’orizzonte a breve. Quando Alessandro Banzato spiega che rafforzerà la comunicazione del club non sta dicendo solo che vuol lavorare sulla reputazione della società e la sua narrazione: sta attivando il circuito virtuoso che partendo da una buona comunicazione porta alla crescita dei ricavi da sponsorizzazioni attraverso il marketing. Qui, naturalmente, la categoria in cui giochi non è una variabile indipendente rispetto alla capacità di generare ricavi attirando partners sempre più rilevanti.
La seconda (i diritti tv) dipende direttamente dai risultati sportivi: più avanzi più incassi. Se vai in Serie A accedi alla ricca distribuzione del miliardo (da Dazn e Sky) fra le venti squadre della massima serie. Se retrocedi - come purtroppo può accadere - hai un anno per rilanciare le ambizioni grazie al paracadute, altrimenti riparti da zero.
Nella storia pochissimi club sono sopravvissuti ad un paio di anni a vuoto in B una volta fallita l’immediata risalita, ma qui tutto dipende dalla capacità di autofinanziamento della proprietà.
Nel frattempo va ottimizzata quanto prima la terza leva: lo stadio. Le vicende italiane insegnano che avere impianti funzionali in tempi biblici significa essere migliori della media, farcela entro 5-10 anni fa gridare al miracolo. Gli esempi negativi si sprecano. I Banzato hanno il dossier in mano ed hanno comunicato al Comune le loro intenzioni, il Sindaco si è detto apertissimo ad un dialogo finalizzato a sciogliere ogni nodo in tempi brevi. La partenza è promettente.
Infine vi è l’esposizione finanziaria. Qui il punto è soprattutto quali strategie attivare per finanziare il club senza eccedere nel rischio. E per non andare fuori giri i modelli virtuosi sono 3. Banzato ha evocato Atalanta e Udinese. Aggiungiamo anche il Sassuolo. Ma cosa serve per essere uno, l’altro o l’altro ancora? Ciò che non si può comprare è l’esperienza: i Pozzo sono nel calcio da 40 anni, i Percassi sono azionisti di riferimento da 16 dopo una prima presidenza dal 90 al 94, gli Squinzi dal 2003. Bisognerà imparare in fretta, perché nel frattempo il giochino si è fatto più rischioso. Ma non basta.
L’Udinese è un club che fa gruppo col Watford (in precedenza anche col Granada), che può permettersi una serie di operazioni di mercato (necessarie per tenere su il valore tecnico della rosa) grazie agli incroci di giocatori. L’Atalanta nel 2022 ha scelto di sostenersi cedendo la maggioranza al fondo USA di Stephen Pagliuca: management italiano e finanziatori esteri. Imitabili? Più l’Atalanta che l’Udinese, a patto di aprire il capitale.
Ovvero accettare ad un certo punto di aprire ai fondi per continuare ad alzare l’asticella, e magari scoprire che un club valutato 4 milioni a gennaio 2026 nel frattempo con una certa stabilità in A potrebbe valere almeno 15-20 volte tanto. Il Sassuolo invece è retto da una sorta di mecenatismo contemporaneo: Mapei versa 18-20 milioni l’anno di sponsorizzazione. Soldi freschi che tengono su il monte ingaggi e quindi il valore tecnico della rosa, ma fuori mercato rispetto al reale blasone del club: il quinto sponsor di maglia più ricco della A permette al club con la diciassettesima affluenza allo stadio di sostenere un monte ingaggi intorno al decimo posto in categoria.
Per un Padova da Serie A il futuro passa dalle 4 leve e da 3 modelli solo parzialmente replicabili. Su questo terreno si misureranno i risultati della famiglia, degli azionisti e dei dirigenti già all’opera nel club.
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