Da Riva, un ragazzo tra i big Il papà: «Ora inizia il bello»

PIEVE DI SOLIGO
Dieci giorni fa, il battesimo in Serie A: al 91’ sostituisce Gomez nell’ultimo match di campionato contro l’Inter. Mercoledì, il debutto nei quarti di Champions, avversario il Paris Saint Germain: subentra a Zapata all’82’. Purtroppo non è bastato per salvare l’Atalanta da una sconfitta bruciante nel finale .
Un’escalation formidabile. Roba da stropicciarsi gli occhi, roba da non crederci. Palcoscenici nobili - traduci Champions - che la Marca non frequentava dai tempi di Alex Del Piero. Jacopo Da Riva, 19enne centrocampista dell’Atalanta, radici a Pieve di Soligo, si sta regalando un sogno.
AVERE LA STOFFA
Dal doppio scudetto con la Primavera nerazzurra al confronto ravvicinato con fenomeni quali Neymar e Mbappé. Un cambio di prospettiva che mitiga la delusione per la semifinale di Coppa Campioni sfuggita in extremis. «Avrà un grande futuro», lo incorona l’Ad atalantino Luca Percassi. Ed è in momenti come questi che provi a capire il segreto di un ragazzo con tanta stoffa.
Una risposta la puoi avere già dal padre Leo, titolare con la moglie Maura di un’agenzia di rappresentanza, ramo arredamento: «Come ci siamo goduti la serata? Tranquilli, eravamo sul divano. Con la massima umiltà. Non pensavamo potesse esordire pure in Champions League, ma quest’anno, oltre a debuttare all’ultima giornata, aveva infilato 11 panchine in A. Una soddisfazione per tutti, ma lui, come noi, preferisce il profilo basso. Perché solo ora inizia il bello».
Dunque, “umiltà” è la parola chiave.
«Ci sono stati alti e bassi, ma solo con la forza di volontà e il lavoro si arriva a certi livelli», rimarca ancora il padre, «Questo è il meritato premio».
UN CUORE D’ORO
Ma Jacopo ha anche un cuore d’oro. Le sofferenze della Bergamasca nelle settimane più dure della pandemia l’hanno colpito nel profondo e la dedica per il battesimo di Lisbona è scontata. «Come per l’esordio in Serie A, il suo pensiero è per la città di Bergamo», sottolinea il padre, «Era lì durante il lockdown, il dramma l’ha visto da vicino».
E se non sono ancora chiare le ragioni dell’exploit, basta chiedere conferma a Fabrizio Toniutto, ex direttore tecnico del Montebelluna: scovò Jacopo al Carenipievigina, portandolo in via Biagi, dove rimase tre anni, dagli Esordienti ai Giovanissimi. Tanto che il club biancoceleste - lo cedette al Pordenone, poi da allievo approdò all’Atalanta - percepirà un premio di valorizzazione.
QUANTA VOGLIA
«Al di là delle qualità tecniche, ha sempre dimostrato grande voglia di migliorarsi», precisa, «Non tutti arrivano, tanti si perdono. E non è mai facile, quando te ne vai molto giovane. Se è stato lanciato in Champions, è evidente un aspetto: Gasperini, che di giovani se ne intende, lo “vede”. Non è da tutti debuttare a 19 anni a livelli così alti».Ma cos’altro sappiamo di Jacopo? Che ha un fratello, Elia, ex calciatore nel vivaio del Monte: ora vive pure lui a Bergamo, studente universitario di Economia. Che da pulcino al Careni giocava attaccante: l'allenava Fabio Mazzer, a quel tempo al timone pure della prima squadra. Che le doti le aveva mostrate subito: «Lo provammo in più ruoli, ricordo che difettava un po’ in cattiveria. Ma era molto bravo», osserva Luca Bressan, mister negli Esordienti del Monte. Le prospettive? «Questo è solo un punto di partenza. Ora viene il bello», ribadisce il padre Leo.
Mattia Toffoletto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








