Finalmente ecco Piccioni «Un calvario di 4 mesi»

Il difensore centrale è tornato a disposizione e al Tombolato potrebbe far parte delle riserve. «Voglio pensare solo a queste 7 gare, dobbiamo dare il massimo»

BRESSEO. È lui stesso a coniare l’avverbio più adatto: «Finalmente». Perché dopo quasi quattro mesi lontano dai campi, fra terapie, esami, allenamenti differenziati e sedute in palestra, ieri è stato il giorno di Marco Piccioni. Il centrale difensivo biancoscudato, la cui ultima partita ufficiale risale ormai allo scorso dicembre (Padova-Sassuolo, a cui seguì l’esonero di Pea), a Bresseo ha ripreso, per la prima volta da allora, ad allenarsi insieme ai compagni. Finalmente, è proprio il caso di dirlo. «Sono passati quasi quattro mesi», spiega Piccioni, «e non vedevo l’ora di tornare. Nei prossimi giorni valuteremo come andrà questo reinserimento, ma dopo un periodo così lungo d’inattività il fisico ha risposto discretamente. Certo, non posso dire di essere fisicamente al cento per cento, ma se ci sarà la necessità di un mio impiego e se il mister deciderà di rilanciarmi sul campo, non vedo l’ora di ritornare a giocare una partita».

Dal primo infortunio muscolare, accusato prima di Natale, il calvario di Piccioni non ha avuto quasi mai sosta: appena il problema al polpaccio sembrava risolversi e lui riprendeva a correre, saltava fuori una nuova magagna. Sempre al polpaccio, ma mai nello stesso punto del precedente. «Quattro mesi a fare cure, a provare a correre», ripercorre gli ultimi mesi il difensore, «ancora a fare cure, e di nuovo a tentare la corsa. È stata dura, perché è un grande dispiacere vedere tutti gli altri compagni che si sbattono e sapere di non poter dar loro una mano. Il calvario vero non è il fatto di restare fuori quattro mesi: peggio ancora è pensare ad un infortunio di poco conto, e ritrovarsi poi ogni volta a prolungare lo stop per un nuovo acciacco». I numeri, dall’ultima gara disputata da Piccioni lo scorso dicembre, sono scesi vertiginosamente. Partono dal quinto posto in cui Pea lasciò la squadra, sostituito da Franco Colomba, al dodicesimo di oggi. Lo dicono le statistiche: con Piccioni in campo il Padova ha raccolto 26 punti in 16 partite; senza di lui sono arrivati 17 punti in 19 apparizioni. «In quattro mesi sono successe tante cose», preferisce invece osservare il centrale giunto l’estate scorsa dal Sassuolo, «ma voglio pensare solo alle prossime sette partite, nelle quali dobbiamo dare il massimo. Non so, e non voglio nemmeno pensare, quali possano essere state le cause della caduta invernale del Padova: ho sempre visto i miei compagni impegnarsi al massimo, probabilmente negli ultimi tempi sono stati anche un po’ sfortunati».

Dare un calcio al passato e ripartire dopo il lungo ed estenuante periodo di assenza, questo è l’obiettivo: «Già a suo tempo dissi che la priorità era conquistare i punti-salvezza. Il campionato di B è lungo e pieno di pressioni, e nel girone di ritorno le squadre costrette ad inseguire solitamente raccolgono molto. Ora tocca a noi: dobbiamo essere consapevoli che c’è bisogno di fare più punti possibile, e alla svelta. Farsi prendere dall’ansia non ha senso: se riusciremo a raggiungere presto quota 50, potremo provare a toglierci qualche soddisfazione». A cominciare da domani, da un derby infuocato come non mai: «Sarà una gara tosta, perché tutte e due le contendenti hanno bisogno di punti. Il Cittadella viene da una vittoria importante con il Vicenza, che certamente avrà dato morale, e per esperienza sappiamo come i granata siano una squadra che non muore mai: anche in passato, quando vestivo la maglia del Sassuolo, il Cittadella ci ha sempre dato del filo da torcere».

(fra.co.)

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