Francesca Pavan cambia vita «Basta con le palombelle adesso servo spritz e panini»

GRANDE ATLETA Francesca Pavan ha cambiato vita
GENZANO (Roma).
Francesca Pavan ora pensa a se stessa. Dopo una vita trascorsa nella pallanuoto e una carriera che l'ha portata anche ai Giochi Olimpici, a 31 anni ha deciso di lasciare l'attività. Una scelta dolorosa, perché a spingerla è stata una malattia, il morbo di Crohn. «E' una malattia infiammatoria intestinale, più grave delle semplici ulcere, che ho scoperto di avere nel 2007», spiega l'ex difensore del Beauty Star.
«Da allora ho stretto i denti continuando a giocare, ma, prima dell'inizio della nuova stagione, ho preferito farmi da parte per dedicare più tempo a me stessa».
La malattia come si è manifestata?
«In genere si riscontra nelle donne, dopo i vent'anni, e ancora non se ne conoscono con certezza le cause. A me ha fatto perdere parecchi chili e ha causato spesso febbri alte. Ho cercato di conviverci e più volte sono scesa in vasca lo stesso, anche se, a parte l'allenatore, nessuno sapeva del mio problema. Purtroppo, a oggi, non è una malattia curabile, però è possibile arginarla: continuo a prendere le mie pastiglie e provo a strapazzarmi meno rispetto a quando ero un'atleta. Negli ultimi tempi la situazione è migliorata».
Esclude di poter tornare a giocare?
«In realtà non voglio pensare di aver smesso, preferisco dire che mi sono presa un anno sabbatico: se i miglioramenti si stabilizzeranno potrei riprendere, ma lo farò solo se sarò più serena e se potrò tornare una giocatrice a 360 gradi, come non riuscivo più a essere nell'ultimo periodo. Di certo la pallanuoto mi manca, ma continuo a tenermi in contatto via sms con le mie ex compagne e sono contenta che abbiano iniziato bene il campionato».
Quanto sono diverse, ora, le sue giornate?
«Ho deciso di cambiare del tutto vita, per trovare quegli stimoli che altrimenti mi sarebbero mancati. Una mia amica, Francesca Conti, anche lei ex giocatrice della nazionale, ha aperto un bar dalle parti di Roma e mi ha prospettato l'idea di trasferirmi lì e aiutarla. Ho colto subito questa opportunità e ora sono a Genzano. Abbiamo inaugurato il locale a settembre e adesso sto dietro al bancone e porto le bevande ai tavoli. E' una vita diversa».
Cosa le resta di tanti anni nella pallanuoto?
«Ho avuto la fortuna di passare alcune stagioni a Catania, assieme alle giocatrici più forti del mondo. Ma, soprattutto, ho avuto la possibilità di partecipare ai Giochi Olimpici, a Pechino, e per chi vive di sport non c'è gioia più intensa. Gli anni a Padova sono stati molto belli ma, se devo salvare un ricordo, più che ai risultati penso ai rapporti che si sono creati: credo di essere riuscita a trasmettere alle più giovani lo spirito di sacrificio che ha animato me e che è indispensabile per ottenere qualcosa. Ripenso a quando Laura Barzon ha iniziato a giocare: vederla diventare una delle colonne della squadra è stata una delle soddisfazioni più grandi della mia carriera».
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