Il basket veneto piange la morte di Gianni Giomo

Trevigiano, aveva 76 anni. Campione azzurro e della Virtus Bologna, da coach fu il mentore di Villalta

TREVISO. È morto a 76 anni (li avrebbe compiuti tra una settimana) Augusto Gianni Giomo, playmaker della Nazionale e della Virtus Bologna dal 1962 al 1968. Era ricoverato da oltre un mese all’ospedale di Treviso. Classe 1940, marca trevigiana pura, Giomo arrivò a Bologna dopo una stagione all'Olimpia Milano (1959-60). In tutto, 131 presenze e 647 punti con la V nera sul petto, ma anche 50 presenze e due Olimpiadi (1960 e 1964) con i colori dell'Italia.

Dopo essersi laureato in chimica (un'altra laurea, in fisica, sarebbe arrivata qualche anno più tardi) fece l'allenatore, interpretando il ruolo in modo moderno: studioso di tecniche legate anche alla musica applicata alla pallacanestro (è divenuto infatti successivamente un apprezzato mental coach), iniziò la carriera di tecnico a Mestre, portando anche nel 1973/74 la Duco in Serie A, e soprattutto indicando la strada a un giovane Renato Villalta, di cui fu maestro e mentore. Poi l'esperienza alla Auxilium Torino, con una finale di Korac nel 1975-76, e due lunghi periodi a Montebelluna (dall'80 all'83, con una promozione in A sfiorata, e dall'89 al 92).

«La Virtus perde un altro pezzo della sua storia», scrive l'ufficio stampa delle V nere. Gianni Giomo, per Renatone Villalta da Maserada, era più che un allenatore: era un padre. Fu lui a portarlo a Mestre, a crescerlo e svezzarlo per farlo poi diventare il campione che è stato, proprio nella sua Virtus e più tardi per due stagioni alla Benetton.

«Gianni è stato il mio vero maestro», ricorda Villalta, oggi assicuratore, commosso, «Mi ha fatto crescere non solo sul piano tecnico ma anche umano. Con lui iniziai a neanche 14 anni: un anno a Treviso poi a Mestre». Era fratello di Attilio, già assessore a Treviso, scomparso nel 2013, e di Giorgio, 66 anni, anche lui grande ex giocatore e presidente della Benetton. Sabato i funerali a Treviso.

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