Il Donatello da Merlara sogna l’azzurro «In campo con Pandev, un esempio»

Michele Besaggio, 18 anni, è arrivato a vestire la maglia rossoblù della Primavera del Genoa. Nelle ultime cinque partite ha segnato cinque gol 

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Lo chiamano Donatello – la tartaruga ninja, non lo scultore – e nelle ultime cinque partite ha messo a segno cinque gol. Nel campionato Primavera, la più importante competizione calcistica giovanile, tutte le attenzioni sono per lui, per il talento che arriva dalla Bassa padovana: Michele Besaggio, 18 anni di Merlara, mezz’ala di centrocampo con la maglia numero 10, sta vivendo un vero e proprio stato di grazia. Rincorrendo un sogno: «Un Mondiale con la maglia azzurra». Besaggio è in forza al Genoa e ha già strizzato l’occhio alla prima squadra, anche e soprattutto dopo le ultime prestazioni.

Cinque reti in cinque partite: non male per un centrocampista…

«Beh, effettivamente è un bel momento. Se poi si pensa che fino a qualche settimana fa non avevo ancora fatto un gol…».

La prima marcatura nella Coppa Italia al Parma (3-1), poi altre quattro in campionato.

«Ho avuto la soddisfazione di segnare l’1-0 nel pareggio con la Juventus, e segnare alla Juventus è sempre una grande soddisfazione, anche perché in rosa ci sono giocatori come Marco Da Graca, che ha già debuttato in prima squadra ed è stato pure convocato per la Champions League. Contro il Cagliari, sotto 1-2, ho siglato una doppietta: due gol in rimorchio, su perfetto assist del terzino. Abbiamo vinto 3-2».

Queste ottime prestazioni hanno acceso l’attenzione su di te? Ti senti gli occhi addosso?

«Diciamo che in questo mondo basta davvero una partita fatta bene per attirare più di qualche interesse, quindi non nascondo che qualche apprezzamento l’ho ricevuto. Per tre settimane mi sono anche allenato con la prima squadra. È straordinario confrontarsi con i più grandi».

Hai legato in particolare con qualche giocatore?

«Goran Pandev è un professionista incredibile, che nonostante l’età e il curriculum dà sempre il massimo e soprattutto incoraggia i giovani. Da parte sua è un continuo incitamento, anche verso i più giovani che arrivano dalle giovanili. Un altro giocatore che ho potuto davvero ammirare è il portiere Mattia Perin (già estremo difensore del Calcio Padova nel 2011-2012, ndr)».

Da un paesino di appena 2.500 abitanti alle porte della serie A. Come sei arrivato al Genoa?

«Ho cominciato proprio a Merlara, nella società del mio paese. Mi ha “svezzato” mio fratello Matteo, che ha cinque anni più di me. Sono passato all’Urbana, altra società della Bassa, quindi a 13 anni mi ha preso il Vicenza. Nel giro di poco mi hanno messo in squadra con quelli più vecchi di un anno. Al Genoa sono arrivato nel 2018, con il campionato Under 17».

Obiettivo di stagione?

«Il mister parla di salvezza, ma speriamo di arrivare tra i primi sei che poi possano giocarsi i playoff. Attualmente siamo tra la decima e la dodicesima posizione».

Il Genoa sarà la squadra con cui debutterai in serie A?

«L’anno prossimo, per rimanere qui, dovrei giocare da fuori quota in Primavera e la cosa non mi entusiasma. Non nascondo che aspetto una proposta da una prima squadra, Genoa o altra che sia: voglio che sia l’anno in cui sbocciare tra i professionisti».

Fare il calciatore è il tuo lavoro, non più solo una passione…

«Qui a Genova ho provato a continuare gli studi, ma l’anno scorso ho mollato tutto al quarto anno di meccanica. Voglio concentrarmi sul calcio e voglio raggiungere la nazionale. Il mio sogno resta quello di partecipare a un Mondiale. Che io sappia, nella storia recente non esiste un giocatore della Bassa padovana che sia riuscito a giocare in nazionale: spero di aggiornare presto la statistica. Quando ero a Vicenza ero stato convocato con la nazionale azzurra di serie B, ma purtroppo per motivi logistici mi è stato impossibile partecipare al raduno».

Perché ti chiamano Donatello?

«Dicono tutti che gli assomiglio fisicamente. Alla tartaruga ninja, si intende. Che poi è lo stesso paragone che fanno con Kylian Mbappé del Paris Saint Germain. E infatti qualcuno in squadra mi chiama anche Mbappé. Direi che il raffronto è positivo e mi inorgoglisce».

Nella vita di Michele c’è solo il calcio?

«Ma no. Amo lo sport in genere e seguo molto il basket Nba e il tennis. E poi la musica, da Vasco a Ligabue passando per i Linkin Park. Non sono fidanzato, anche se non nascondo che un giovane calciatore che arriva da un’altra città non ha difficoltà a fare nuova conoscenze. E poi c’è la mia famiglia, a cui sono molto legato anche se tra allenamenti e Covid posso rimanere anche sei mesi di fila senza vederli: mamma Lara lavora in una lucidatura mobili, l’attività per eccellenza della zona in cui abitavo, e papà Martino è tornitore meccanico. Mio fratello gioca invece tra gli amatori del Castelbaldo Masi».

Michele, la soddisfazione più grande che ti sei tolto fino ad oggi?

«Uno pensa chissà cosa, a questi livelli, e invece: la vittoria del campionato Esordienti con l’Urbana, a 12 anni». —



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