Là dove si vestono i campioni Dainese, Alpinestars, Spike È il made in Veneto da podio

Il distretto delle tute vincenti, dalla F.1 alla Moto Gp, passando per la Superbike Non conoscono crisi le ditte che producono abbigliamento e accessori per moto
Di Paolo Apice
epa03370453 Italy's Valentino Rossi of Ducati team is seen before the Moto GP race at the Czech Republic Motorcycling Grand Prix on the Masaryk circuit in Brno, Czech Republic, 26 August 2012. EPA/-
epa03370453 Italy's Valentino Rossi of Ducati team is seen before the Moto GP race at the Czech Republic Motorcycling Grand Prix on the Masaryk circuit in Brno, Czech Republic, 26 August 2012. EPA/-

VENEZIA. Se si osserva il podio di una gara del mondiale di motociclismo, così come uno a caso della F.1, si noterà che tutte le tute dei piloti sono made in Italy. Nelle dita di una mano praticamente tutto il mondo; Alpinestars, Dainese, Spidi, Spyke. La lista sarebbe ancora più lunga e si avrebbe praticamente quasi la totalità del mercato settoriale mettendoci dentro anche aziende come Axo o Gaerne.

E ancora, basta avvicinarsi a un motociclista in qualsiasi parte del mondo e vedere che addosso avrà quasi sicuramente un capo made in Italy. Esiste un’eccellenza in un angolo d’Italia, tra le provincie di Vicenza, Treviso e Venezia dove risiedono le principali industrie produttrici di capi e accessori destinati ai motociclisti. Circa il 90% della quota mondiale. «La tuta da corsa è italiana, l’abbigliamento da moto è italiano. Penso sia da tempo un binomio indissolubile», Dice Michael Doohan pluricampione mondiale nella classe 500 di motociclismo. Stando alle statistiche, le vendite dei motocicli sono in diminuzione, ma la cosa non riguarda l’abbigliamento per andare in moto. Il motto “motociclista sempre” prende sempre più piede e non solo nel pubblico maschile. Sono sempre di più le rappresentanti del gentil sesso che nelle città scorrazzano da una parte all’altra della metropoli in sella a scooter e motociclette. In California indossare giubbotti Dainese o Alpinestars è uno status. I vecchi pantaloni da motociclista della Dainese indossati un tempo da Armando Castagna, campione di Speedway, vengono rivisitati e copiati da stilisti come Tom Ford o Dolce & Gabbana. Così l’abbigliamento da moto si è trasformato in un polo industriale capace di dare lavoro a centinaia di persone. Facendo registrare indici positivi rispetto all’andamento economico generale.

Dainese è la più grande di queste realtà e sta alle porte di Vicenza. «Tutto nasce dalla passione per le due ruote», racconta Lino Dainese. «Andavo in giro con una moto Bultaco e mi ero fatto fare dei pantaloni su misura con degli inserti colorati e il modello piacque molto agli amici. Era il 1972 i capi cosiddetti tecnici per andare in moto erano piuttosto tetri. Così mi venne l’idea di produrre una linea di abbigliamento per i motociclisti. Per noi la sicurezza è un elemento importante del vivere metropolitano e non è solo un fattore strettamente legato agli sport o alla moto. L’abbigliamento della mia azienda cerca di soddisfare le esigenze del motociclista moderno e di avere come elemento distintivo la sicurezza, senza dover rinunciare al comfort, alla vivacità e all’eleganza». Ma non solo, oggi la Dainese produce abbigliamento dedicato anche alla bicicletta, al mondo dello sci e al calcio. Sono leader mondiale nella produzione settoriale; il fatturato 2011 ha registrato una tendenza positiva del 5% con un consolidato di 124 milioni di euro. Il numero dei dipendenti è di 610 di cui 240 all'estero. L’azienda ha da anni una sostanziale stabilità con un’espansione costante sia in Europa sia sui mercati extra UE, di Far Est, Usa e Sud America. Le quote di mercato sono suddivise tra il 25% interno e il 75% estero. Nella ricerca viene reinvestito il 5% del fatturato.

Alpinestars è un’altra grande realtà che nasce ad Asolo nel 1964 e produceva scarponi da sci. Il titolare dell’azienda, Sante Mazzarolo, era un grande appassionato di moto. Con il passare del tempo la tecnica costruttiva degli scarponi da sci cambiava, passando all’utilizzo della plastica, con un conseguente grande investimento nelle nuove apparecchiature per la produzione. La decisione fu di non convertire il sistema produttivo e di continuare a lavorare la pelle. All’inizio la produzione era dedicata al fuoristrada, poi è arrivata anche la pista. La lungimiranza del proprietario ha fatto dell’azienda una tra le più affermate nel mondo, capace di ottenere un ottimo successo di pubblico anche negli Stati Uniti dove ci stanno dal 1998 e dove, a Los Angeles; si trova un centro per la creazione delle nuove linee e lo studio del design e della ricerca. Campioni come Casey Stoner, Daniel Pedrosa e tanti altri ancora hanno scelto Alpinestars. Ma non solo, quasi tutti i piloti di F.1 usano tute Alpinestars. Gabriele Mazzarolo nel giro di poco tempo è riuscito a imporre il marchio nel mondo per qualità e originalità. L’incremento tra il 2011 e il 2012 è stimato con un più 17% su un fatturato di più di 100 milioni di euro. Ci lavorano 450 persone e il numero è in crescita. L’azienda ha una costante crescita rivolgendosi non solo al settore specializzato ma anche verso il lifestyle. I mercati dove si è rivolta una maggiore attenzione, oltre a quelli in Europa e nord America, sono quelli sudamericano e asiatico.

Dal 2010 la proprietà Spyke è di Manuela Zanin e si è trasferita a Bassano. L’azienda era nata nel 1978 come Condor e produceva principalmente abbigliamento da cross. Nel Settantotto creano la tuta di Randy Mamola e comincia anche l’avventura in pista. Nel 1991 l’azienda cambia nome e diventa Spike. «Siamo in crescita e in espansione. I nostri mercati principali sono quelli europei, Russia e Far Est. Con particolare riferimento a quello italiano, inglese e ceco», dice Manuela Zanin. «Ritengo che il mondo dell’abbigliamento motociclistico avrà ancora prospettive di crescita, creando anche un buon indotto industriale sul territorio». Per quest’azienda, di minori dimensioni rispetto alle altre, ma non per questo meno conosciuta, il fatturato è stato di cinque milioni e sei facendo registrare una crescita del più 6%. L’azienda attualmente in grande fase di ristrutturazione ha siglato di recente un accordo con la Gitexpoint per la distribuzione mondiale. Il 15% degli utili viene reinvestito in studio e progettazione di nuovi materiali come l’astromemory, una sorta di gomma morbida le cui molecole lasciano uscire l’aria in caso di lieve impatto, in modo da preservare la sicurezza e comodità, ma in caso di forte attrito diventa più rigida della plastica. Il loro principale testimonial è il tre volte campione della Superbike Troy Bayliss.

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