«La laurea può aspettare il mio futuro è in pista»

PADOVA. Nei campi di atletica gira una vecchia battuta: gli sprinter corrono forte perché hanno la testa leggera. Sempre un po’ guasconi, la camminata da bulli neanche fossero tutti Usain Bolt, gli atteggiamenti da prime donne. Beh, Jacques Riparelli, convocato nella squadra azzurra che parteciperà ai campionati europei di Zurigo per la 4x100, è l’antitesi di questo ritratto. E forse non è un caso che questo velocista nato trentun anni fa a Yaoundé, la capitale del Camerun, italiano per parte di padre, che era lì per un progetto di cooperazione allo sviluppo, sia sempre stato selezionato in Nazionale negli appuntamenti importanti, dai Mondiali di Osaka del 2007 a oggi, passando attraverso i Giochi olimpici di Pechino e Londra.
Se si scorre l’elenco dei suoi colleghi di staffetta del 2007 lei è l’unico che ha conservato il posto. C’è una spiegazione?
«In realtà anche Cerutti è nel giro e solo adesso è rimasto fuori dal gruppo, mentre Collio ha mollato solo l’anno scorso. Il fatto è che la nostra specialità, ad alto livello, è fisicamente molto usurante. Io stesso devo convivere con problemi alle ginocchia e con un’ernia al disco. Certi movimenti non li posso fare e persino alla partenza dai blocchi non posso tenere la testa bassa, nella posizione ideale, ma leggermente sollevata. Succede perché devi sempre incrementare i carichi di lavoro, e serve attenzione in tutto quello che fai».
E la testa?
«In tutto questo la testa conta, soprattutto per le motivazioni. Se non le hai, non vai da nessuna parte».
Lei, dalla sua, ha anche una laurea in informatica. È quello il suo futuro?
«Ho ricevuto diverse proposte di lavoro in quel campo ma voglio essere sincero, prima di tutto con me stesso: il gruppo sportivo dell’Aeronautica Militare, per cui corro, mi dà l’opportunità di vivere praticando lo sport che amo e davanti a me c’è l’obiettivo di arrivare a Rio de Janeiro. Finché riuscirò a correre i 100 metri attorno ai 10”30 (Riparelli, allenato da Adriano Benedetti al Colbachini, ha un personale di 10”21) non voglio fermarmi. Un domani la laurea mi lascia la porta aperta, ma oggi, con l’aria di crisi che si respira nel mondo del lavoro, preferisco concentrami nell’atletica, anche se in questo campo occorre sempre dimostrare qualcosa».
Nella stessa squadra azzurra rimangono ancora dei posti da assegnare proprio fra gli sprinter: solo Delmas Obou e lei, primo e secondo agli ultimi campionati italiani assoluti, siete sicuri.
«La Federazione ha imposto ai velocisti di effettuare una sorta di trial al meeting di Pergine di sabato 3 agosto, per assegnare le altre maglie. La verità che è era stato deciso di impostare una staffetta composta da giovani, e io stesso fino a un paio di settimane fa mi immaginavo escluso dai giochi. Puntare sui giovani è più che legittimo, ma credo che alla fine a parlare debba essere il cronometro, per questo la Fidal ha rivisto i suoi piani».
A Zurigo ci saranno anche il maratoneta Ruggero Pertile e la pesista Chiara Rosa.
«Ruggero lo incrocio ogni tanto al Colbachini, ma se lo vedo significa che è infortunato e non può allenarsi come dovrebbe, per cui è bene che non capiti spesso. Con Chiara siamo cresciuti assieme e abbiamo iniziato a gareggiare e condividere le trasferte da quando eravamo ragazzi. Ha un carattere diverso dal mio, è tanto estroversa quanto io sono riservato, ma non si può non andare d’accordo con lei. Sarà bello ritrovarsi agli Europei».
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