Padova, Cunico lascia «Vado al Lumezzane»

All’ex capitano offerto il ruolo di direttore dell’area tecnica
Di Francesco Cocchiglia
EDEL - FOTO PIRAN - PADOVA - CALCIO PADOVA -MANTOVA.cunico
EDEL - FOTO PIRAN - PADOVA - CALCIO PADOVA -MANTOVA.cunico

PADOVA. Il Capitano spicca il volo. Marco Cunico, a quasi 39 anni e dopo due stagioni e mezza all’ombra del Santo, prima come giocatore e poi, dopo il ritiro dall’attività agonistica, come dirigente, rescinde il contratto e saluta Padova: da ieri è il nuovo responsabile dell’area tecnica del Lumezzane, al posto del dimissionario d.g. Vincenzo Greco. L’ex attaccante vicentino chiude così una delle parentesi più belle della sua carriera. L’uomo simbolo della rinascita biancoscudata post-fallimento, il Capitano con la “C” maiuscola, trascinatore in Serie D e uomo spogliatoio dopo il ritorno nei professionisti, se ne va. Una scelta più di carriera che di cuore: dopo aver recentemente acquisito il patentino di direttore sportivo, il suo percorso professionale può finalmente decollare.

LA DECISIONE. È stato però un passo improvviso. Martedì pomeriggio all’ex capitano biancoscudato è giunta la telefonata del presidente del club valgobbino, Renzo Cavagna, e la proposta di collaborare con il Lumezzane. Mercoledì, quindi, le dimissioni del direttore generale Greco hanno portato alla proposta ufficiale. Subito colta al volo da Cunico, che ha rescisso il contratto con la società di viale Rocco e già ieri si è messo al lavoro, intraprendendo la sua nuova avventura. «Ho accettato subito, per me è una proposta importante», le sue parole, «Ricevere una chiamata simile a sei mesi dalla mia ultima partita, un solo mese dopo aver finito il corso da direttore sportivo, è un’opportunità che non capita spesso. Addirittura anomala, perché se anche non dovesse andare bene ,sarà comunque un’esperienza importante».

Nessun rancore, né da una parte né dall’altra: negli ultimi sei mesi Cunico, al fianco di Zamuner, non si è sentito messo da parte, anzi. «Ho avuto modo di vedere e capire la squadra dal di fuori, e adesso mi sento di aver migliorato la mia conoscenza dei giocatori, dopo aver visionato tante partite. Era un ruolo ritagliato per me, quello giusto per cominciare il lavoro dietro la scrivania. Ma di fronte alla proposta di cominciare a fare il direttore sul serio, non ho potuto rifiutare. Con la società ci siamo dati solo un arrivederci: il cordone che mi lega al Padova non verrà e non dev’essere spezzato».

I RICORDI. In due stagioni e mezza Cunico è diventato l’uomo-simbolo della rinascita biancoscudata, e nessuno si sarebbe aspettato di vederlo partire così presto. «Padova mi ha dato più di quanto avessi dato io. Ho avuto la fortuna di vincere un campionato, sono stato accostato alla rinascita del club e questo mi ha legato visceralmente a questa piazza e a questo ambiente. Ora posso dire di sentirmi più padovano che vicentino: Padova resterà sempre dentro di me, è stata una tappa importante e vista la mia età ho potuto apprezzarla nel modo giusto. Ci ritroveremo all’ultima giornata, per Padova-Lumezzane all’Euganeo: l’augurio è di festeggiare entrambi, sarebbe bello brindare insieme al raggiungimento dei rispettivi obiettivi». Già, ma se il Lume insegue la salvezza, per i biancoscudati si parla di promozione... «Il Padova è forte, me ne sono reso conto definitivamente a Bergamo: quando vai a giocare in determinati campi, in gare non di facili ma nemmeno di cartello, e vedi che la squadra mette in mostra una superiorità tanto evidente, significa che il suo valore è alto. Io ringrazio la città, la società e tutti i tifosi per quello che mi hanno dato in questi anni: spero di poter festeggiare insieme a loro a fine anno, sono convinto che questa squadra ce la possa fare».

IL RINGRAZIAMENTO. Un addio che in viale Rocco è stato accolto con un po’ di sorpresa, e non senza malinconia. «Sono contento per Marco e per la grande possibilità che gli è stata offerta», osserva il presidente Giuseppe Bergamin. «Ma mi spiace vederlo andare via, perché per me era diventato come un figlio. Ho chiamato il presidente del Lumezzane, Cavagna, scherzando con lui e dicendogli di prenderlo pure, tanto Marco un giorno tornerà comunque da noi».

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