«Un contratto di... 10 anni da qui non mi muovo più»

Il terzino destro lo ha proposto per scherzo al d.g. Zamuner. Stava per rinnovare con la Cremonese, quando è giunta la chiamata della società dove aveva iniziato 
EDEL-FOTOPIRAN-PADOVA-SALVIATO NUOVO GIOCATORE CALCIO PADOVA
EDEL-FOTOPIRAN-PADOVA-SALVIATO NUOVO GIOCATORE CALCIO PADOVA
PADOVA. Felice come un bambino. Anzi, come quando era un bambino. Carico, entusiasta, mai banale e ricco di aneddoti. Per ritornare all’Euganeo Simone Salviato ha fatto un giro bello lungo, partendo dal basso, togliendosi più di una soddisfazione, sino a coronare il sogno di vestire di nuovo la maglia biancoscudata a 30 anni. «Provo davvero tanta emozione», le parole del terzino. «Ritornare dopo aver fatto alcuni anni di settore giovanile è una sensazione un po’ strana. Da piccolo volevo restare sempre qui, venivo a veder giocare il Padova, facevo anche il raccattapalle. Ero un bambino felice con la maglia biancoscudata. Poi ci sono state delle divergenze, conseguenza anche del mio aspetto fisico. A 14 anni ero parecchio basso, giocavo davanti alla difesa e la società cercava giocatori più strutturati. Giustamente hanno fatto le loro valutazioni e io le mie. Mi volevano parcheggiare alla Vigontina, mentre io ho scelto Dolo. Il Padova mi richiamò dopo qualche anno, ma ero orgoglioso e su consiglio di Vittorio Scantamburlo a 17 anni sono ripartito da Trento, in Serie D».


Già in passato c’erano state alcune “voci” su un suo possibile ritorno negli anni di permanenza in B del Padova.


«Mai nulla di concreto, circolavano alcune “voci”, ma confondevano anche me. Leggevo sui social di fantomatici interessi, le riferivo al mio procuratore, ma lui me le smentiva».


Finché, un paio di mesi fa, la chiamata è arrivata veramente.


« Quando il mio procuratore mi ha esposto la possibilità di venire a Padova, non ho nemmeno pensato ad imbastire una trattativa. Gli ho risposto solo: “Fai quello che devi fare, non m’interessa come, ma io voglio tornare”. Stavo discutendo con la Cremonese di un possibile rinnovo e devo ringraziare molto il direttore sportivo grigiorosso Giammarioli, che mi ha dato la possibilità di fermare le pratiche per l’allungamento del contratto e farmi cambiare maglia».


Con i biancoscudati ha firmato sino a giugno 2019. Ma l’intenzione è quella, se ci dovesse essere l’opportunità, di fermarsi molto più a lungo?


«L’ho detto anche a Zamuner che volevo ritornare per non staccarmi più da Padova. Scherzando, ho chiesto dieci anni di contratto. Per me è un punto di arrivo e di partenza, vorrei restare a lungo, sono legato a questa città in maniera fortissima e sono orgoglioso di poter indossare questi colori».


A Cremona ha giocato poco in questa prima parte di stagione, Bisoli l’ha elogiata per aver chiesto il programma d’allenamento da svolgere durante le vacanze. Ma la forma fisica com’è?


«Ho recuperato da vecchi infortuni e non ho problemi. So, però, che il
mister
attua una preparazione diversa rispetto a quella di Cremona, così ho chiesto a Belingheri (che per me è come un fratello) il piano di lavoro durante le vacanze. Per il resto, non sento di avere il posto assicurato. Conosco Bisoli, non ha titolari né riserve, anche nell’arco di questo campionato non ha fatto giocare sempre gli stessi. Madonna è un giocatore molto importante e gli faccio i migliori auguri per la guarigione, mentre io dovrò mettermi a disposizione per meritarmi il posto».


Lo scorso anno vinse il campionato in rimonta, ora invece dovrà difendere il primato. Cosa cambia?


«L’atteggiamento non deve cambiare. Credo che l’importante sia guardare solo se stessi e non fare calcoli».


Per finire due aneddoti. Il primo sul numero di maglia, con la scelta ricaduta sul 33. «Un paio di mesi fa stavo parlando con Renzetti, a Cremona, davanti alla macchina del caffè. Gli ho detto che avevo la possibilità di venire a Padova e mi sarebbe piaciuto prendere il 33 che lui ha indossato per tanti anni. Scherzando, mi ha risposto che non potevo perché l’avrebbero ritirato in suo onore. Poi, in realtà, mi ha detto che gli avrebbe fatto piacere e così l’ho preso». Il secondo sui tempi in cui faceva da raccattapalle all’Euganeo: «Ricordo un Padova-Fiorentina di Coppa Italia con Batistuta. Volevamo le maglie viola, ma il magazziniere Luciano (De Franceschi,
ndr
) ci impedì di chiederle».


©RIPRODUZIONE RISERVATA


Argomenti:calcio padova

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova