Delitto Miatello, niente Cassazione: Diletta sconterà 23 anni e quattro mesi
L’ex vigilessa di San Martino di Lupari trasferita nel carcere veneziano dove ha manifestato l’intenzione di iscriversi all’università. In appello il difensore Elisabetta Costa aveva “concordato” la riduzione della condanna di primo grado

La condanna è diventata definitiva per Diletta Miatello, la 54enne ex vigile urbano di San Martino di Lupari che ha prestato servizio ad Asolo, finita sul banco degli imputati per l’omicidio dei genitori, la madre Maria Angela Sarto, 84 anni, morta la notte della tragedia il 27 dicembre 2022, e il padre Giorgio Miatello, 89, deceduto due mesi più tardi, dopo un lungo ricovero per le conseguenze dell’aggressione.
La sentenza
I giudici della Corte d’assise d’appello di Venezia avevano ridotto la pena di quattro anni e otto rideterminandola a 23 anni e quattro mesi in seguito a un “concordato”, una sorta di accordo tra pubblica accusa e difesa, la penalista Elisabetta Costa.
Sono trascorsi i tempi tecnici e la difesa, appunto, ha ritenuto che non ci fossero le ragioni per il ricorso in Cassazione. Così la pronuncia di secondo grado è ormai irrevocabile. Sono rimasti inalterati i risarcimenti stabiliti in primo grado ai familiari che, peraltro, non sono stati oggetto del ricorso in appello da parte dell’imputata (100 mila euro alla sorella Chiara Miatello e 15 mila alla nipote come provvisionale, cioè anticipo del risarcimento) .
La condanna
In primo grado Diletta Miatello era stata condanna a 28 anni riconoscendole solo l’aggravante di aver commesso il fatto contro i genitori in stato di minorata. Nel frattempo, dopo aver trascorso la detenzione nelle carceri di Verona e di Trento, è stata trasferita nel penitenziario di Santa Maria Maggiore a Venezia. Un carcere noto per le tante attività didattiche e lavorative a favore delle detenute. Diletta Miatello ha pure manifestato l’intenzione di iscriversi di nuovo all’università (è già laureata in Psicologia).
«Auspico che la signora possa proseguire il positivo percorso già intrapreso trovando una solida stabilità emotiva» spiega l’avvocata Elisabetta Costa che l’ha difesa, «Sono convinta che all’interno del carcere di Venezia potrà avere quelle attenzioni e cure che le sono mancate all’esterno. E che, a mio modo di vedere, sono una delle chiavi di lettura della tragedia accaduta».
Secondo la legale, è il disagio psichico una delle cause a monte del duplice omicidio. Non a caso tra i motivi che hanno portato al concordato (accolti dalla Corte d’assise d’appello) c’è quello della fragilità e delle problematiche psichiche di Diletta Miatello che era stata seguita dal Centro di salute mentale. Continua l’avvocata Costa: «Se ci fosse una catena capace di individuare i casi più gravi con i mezzi adeguati, forse tanti fatti oggetto purtroppo della cronaca nera potrebbero essere evitati».
Il delitto
Il delitto avviene nella notte tra il 26 e il 27 dicembre nell’abitazione della coppia a San Martino in via Galileo Galilei 17. Al mattino Diletta, che si era licenziata e vive in una dépendance attigua alla casa di famiglia, liquida la colf invitandola a “non disturbare” i genitori che stanno riposando, poi scappa e si rifugia in un albergo nel Vicentino.
E lì, nel pomeriggio, è fermata: poche ore prima erano stati ritrovati il corpo della madre senza vita e il padre agonizzante. Nel processo in primo grado emergerà un contesto familiare ben diverso dall’immagine esterna. Al processo la sorella racconterà: « Papà ci picchiava. Una volta lo abbiamo visto picchiare la mamma... Un giorno prese le nostre teste sbattendole l’una contro l’altra». —
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