Le suore di clausura con il sito internet: «Aperte a chi viene in cerca di conforto»

Camposampiero, la comunità religiosa vive nel convento dedicato a Sant’Antonio e alla beata Elena Enselmini

Francesco Zuanon
Il gruppo di suore clarisse di Camposampiero. Hanno anche il sito clarissedelnoce.it
Il gruppo di suore clarisse di Camposampiero. Hanno anche il sito clarissedelnoce.it

Dietro il muro del monastero c’è una comunità che prega ed è aperta alla città. Le suore clarisse vivono in clausura nel convento dedicato a Sant’Antonio e alla beata Elena Enselmini, attiguo al Santuario del Noce, ma non isolate dal mondo, anzi, sono un riferimento per molte persone.

«Riceviamo tra i cinque e i dieci contatti giornalieri» racconta suor Valentina Zanettin, delegata alla comunicazione dall’Abbadessa, suor Nicoletta Dall’Ara, «la parte più corposa e costante dei contatti sono telefonate e visite di persone che ci chiedono preghiere o ci confidano le loro vicissitudini e tribolazioni».

Il monastero è un luogo di silenzio e preghiera che sembra quasi avvolto dal mistero e nasconde una vita umile di penitenza e povertà, di servizio e fraternità tra le suore, ricca di gioia e di spirito di accoglienza. «La nostra comunità è composta da nove sorelle, di età compresa tra i cinquanta e i settant’anni. I numeri sono in calo, ma ci sono piccoli segnali di speranza che potrebbero maturare in vocazioni di speciale consacrazione» aggiunge suor Valentina. La giornata, all’interno del monastero, è scandita dalle ore dedicate alla preghiera intervallate dai momenti destinati ai servizi e ai lavori manuali.

«La nostra preghiera non è “sentimento”, è il nostro “lavoro” che ovviamente amiamo, ma che anzitutto è l’azione che ci è stata affidata dalla Chiesa nel giorno della professione e che ciascuna di noi ha assunto come dovere» precisa la religiosa.

«Ci svegliamo tutti i giorni, eccetto la domenica, alle 5.40 e, secondo la scansione della liturgia delle Ore (otto momenti quotidiani), durante il giorno ci raduniamo nel piccolo santuario del Noce per la preghiera. Dopo la messa del mattino, nei momenti non destinati al lavoro manuale - cucina, pulizie, laboratori e giardino - continuiamo la preghiera personale, lo studio e la lettura».

Nella comunità ci sono incarichi assegnati per elezione e compiti che si svolgono a rotazione. «Il monastero è come un grande orologio, in cui ogni ruolo è servito e serve a un altro e in cui tutti sono necessari ma anche sostituibili». Le nove suore clarisse raggiungono il santuario del Noce attraverso un tunnel sotterraneo, riunendosi dietro le grate della chiesetta.

L’uscita dal monastero è consentita esclusivamente per esigenze di salute o di formazione e studio e deve essere autorizzata dall’abbadessa o dai superiori dell’Ordine. La vita quotidiana, nel monastero inaugurato nel 1967, si svolge tra le stanze private e i luoghi comuni, dal refettorio al chiostro esterno, dai laboratori all’orto-giardino: «Coltiviamo piccole piante grasse per il nostro mercatino» appunta suor Valentina.

Un vettore consegna i beni di prima necessità richiesti settimanalmente dalla madre economa. «Guardiamo la tv solo straordinariamente: il Papa a Natale e Pasqua, e il tg in caso di eventi particolarmente gravi. Preferiamo l’informazione cartacea. Abbiamo accesso a Internet, sul cui utilizzo vigiliamo per evitare l’effetto dispersione e disgregazione interiore» sottolineano le suore che appartengono all’Ordine delle Monache clarisse Urbaniste.

Sul sito clarissedelnoce.it, oltre alla storia e alle notizie della comunità, si possono trovare i prodotti del loro mercatino. Nel convento, solo in apparenza austero, vivono anche due animali: «Con spirito francescano, qualche sorella raccoglie le briciole per Cip, pettirosso che sverna in chiostro. C’è poi la gattina che gira in giardino e caccia i topi». 

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