«La sua è l’auto della rapina»: finti carabinieri fanno sparire i gioielli di famiglia
Le vittime erano convinte di collaborare con le forze dell'ordine, la linea fissa del telefono è stata tenuta occupata e la moglie contattata separatamente

Nuovo blitz dei finti carabinieri. Una truffa costruita nei minimi dettagli ha permesso nei giorni scorsi a una banda di portare via in pochi minuti tutti i gioielli in oro custoditi in un’abitazione, approfittando della fiducia di un uomo convinto di stare collaborando con le forze dell’ordine. Il raggiro è iniziato nel primo pomeriggio con una telefonata al numero fisso di casa, recuperato dall’elenco.
Il raggiro
Uno dei malviventi, qualificandosi come carabiniere, ha riferito che l’auto della vittima sarebbe stata utilizzata per una rapina in gioielleria e che i presunti responsabili, già fermati, lo avrebbero indicato come complice, sostenendo che la refurtiva fosse nascosta nella sua abitazione. Pur rassicurandolo sulla sua apparente estraneità ai fatti, l’interlocutore ha spiegato la necessità di recarsi immediatamente in caserma per chiarimenti, chiedendo prima il numero di cellulare e invitando a lasciare libera la linea fissa.
Poco dopo è intervenuto un secondo soggetto, presentatosi come comandante, che ha guidato la vittima passo dopo passo, facendogli redigere un inventario dettagliato degli ori presenti in casa, con peso e descrizione, escludendo alcuni oggetti ritenuti non rilevanti.
Terminata la lista, al malcapitato è stato ordinato di uscire subito per recarsi in caserma, così da allontanarlo dall’abitazione nel momento cruciale. Prima di partire ha fornito pure il numero della moglie che – mentre lui era in auto – è stata contattata e informata che, d’accordo con il marito, un perito del tribunale sarebbe passato a ritirare i gioielli per metterli in sicurezza.
La consegna dell’oro
Poco dopo un altro complice – di circa cinquant’anni – si è presentato alla porta, con modi convincenti e linguaggio formale, e si è fatto consegnare tutto l’oro e ha simulato il rilascio di codici di ricevuta, rafforzando l’inganno.
Nel frattempo il falso comandante ha continuato a trattenere la vittima al telefono, rallentando ogni possibile verifica e impedendo contatti con l’esterno, fino a ordinargli di rientrare immediatamente. Al ritorno l’amara scoperta: i gioielli erano spariti. I numeri da cui era stato contattato risultavano irraggiungibili e solo a quel punto è partita la chiamata al 112, con la conferma della truffa. Sono intervenute pattuglie di veri carabinieri e la famiglia ha fornito un identikit del truffatore presentatosi in casa. L’area, priva di sistemi di videosorveglianza, sarebbe stata scelta con attenzione e non si esclude che lo stesso gruppo abbia colpito anche altrove con modalità analoghe.
Un mese fa, sempre a Padova, un pensionato è stato raggirato da un truffatore che si era presentato alla sua porta fingendosi un militare dell’Arma. Il malfattore era vestito di tutto punto, con una divisa credibile e un tesserino ben visibile, elementi che hanno contribuito a rendere la messinscena ancora più convincente.
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