Tubone anti-Pfas della Bassa, emergenza fondi: «Regione e Stato trovino i 5 milioni mancanti»

L’opera è al 70% ma la mancanza della copertura totale è un serio rischio, e la necessità di acqua pulita è fondamentale

Nicola Cesaro
Il cantiere del tubone anti-Pfas
Il cantiere del tubone anti-Pfas

Tubone Pfas-free, mancano 5 milioni di euro e a tirarli fuori devono essere Stato e Regione: cittadini e imprese agricole hanno già pagato abbastanza. Si è dimostrata ferma l’assemblea del Consorzio di bonifica Adige Euganeo, che nell’ultima convocazione ha preso posizione sul futuro della gigantesca infrastruttura sotterranea nata per rispondere a una delle più gravi emergenze ambientali del Veneto, la contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche. «Emergenza che parte dei residenti del territorio consortile ha già pagato in termini sanitari, sociali ed economici», denuncia il Consorzio.

E il punto fermo è proprio questo: i soldi che mancano devono arrivare urgentemente dalle casse pubbliche.

L’opera in questione è uno dei più grandi cantieri destinati alla Bassa padovana: una condotta sotterranea che collegherà per 20 chilometri il canale Leb a Cologna Veneta e che porterà l’acqua pulita dell’Adige ai distretti irrigui di Guà, Monastero e Fratta nella parte sud del Montagnanese, salvaguardando tra i 5.000 e gli 8.000 ettari di campagne ed eliminando i prelievi dal Fratta, notoriamente spazio idrico contaminato dai Pfas: qui sono infatti finiti per anni gli scarichi industriali, in particolare, della Valle del Chiampo, cuore dell’inquinamento legato ai Pfas. «Un’infrastruttura vitale per oltre 15.000 residenti, circa 2.000 imprese agricole del territorio e per le storiche eccellenze vitivinicole della Doc Merlara», continua il Consorzio.

A pieno regime, l’opera immetterà fino a 2.500 litri al secondo di acqua d’alta qualità a bassa pressione. Questo sistema non solo azzererà le perdite idriche (risolvendo uno dei problemi storici delle reti a cielo aperto), ma permetterà alle aziende agricole di presentarsi sul mercato con prodotti irrigati con acque purificate e potenzialmente certificabili, un plusvalore commerciale immenso per il territorio. Mancano i soldi Il tubone è imponente anche per costi: il quadro economico complessivo prevede una spesa di 47 milioni di euro. La copertura economica al momento non è totale, e su questo l’assemblea consortile ha espresso forte preoccupazione. Di fatto mancano circa 5 milioni di euro necessari a coprire i costi imprevisti.

L’ente ha dato pieno mandato al presidente e al consiglio di amministrazione per esercitare tutte le pressioni istituzionali e politiche necessarie su Regione Veneto e Ministeri competenti (Agricoltura e Ambiente). «Il principio che deve valere è: “Chi inquina paghi, l’agricoltura è la vittima”», sottolineano dall’Adige Euganeo, «appare profondamente ingiusto che il costo residuo per completare un’opera di interesse generale sia posto a carico delle imprese agricole e dei consorziati», si legge nel documento dell’assemblea, che ha trovato unanimità verso questa posizione.

I cantieri del tubone Pfas-free erano partiti ad aprile 2022 e in un quadriennio hanno dovuto subire i rincari dovuti alle guerre (il conflitto russo-ucraino aveva inizialmente creato un buco da 9 milioni, poi ridotto a 2,5 milioni accorciando il tracciato originale e attingendo al Decreto Aiuti), l’imprevisto geologico legato alla sabbia (tre anni fa si è scoperto che la terra di scavo originaria non era idonea al riempimento della trincea perché rischiava di deformare il “tubone”, una complessa variante ha fatto lievitare i costi) e le alluvioni del 2024 che hanno flagellato i cantieri.

Oggi il livello d’esecuzione del tubone è del 70% dell’importo contrattuale e con gran parte delle principali lavorazioni già completate. Chiudono dall’ente: «Lasciare l'opera incompiuta significherebbe sprecare gli oltre 44 milioni di euro pubblici già spesi: un paradosso inaccettabile di fronte alla transizione ecologica e alla tutela della salute pubblica».

La palla, ora, passa alla politica: il tubone deve finire in testa all’agenda delle priorità.

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