5 maggio ’96: Serao firma l’ultimo gol del Padova in Serie A

I biancoscudati già retrocessi battono 2-1 il Cagliari «Devo molto a mister Sandreani,  l’ho trovato mesi fa a Coverciano e ci siamo commossi»

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Il 5 maggio biancoscudato non è come quello interista ma ha pur sempre un sapore agrodolce. Il 5 maggio del 1996 il Padova realizzava il suo ultimo gol in Serie A. A metterlo a segno fu Giovanni Serao e quello resterà il suo unico gol con la maglia del Padova e l’unico nella massima categoria. All’Euganeo i biancoscudati già retrocessi si imposero 2-1 sul Cagliari, grazie al centro decisivo del 19enne difensore di Formia, che 24 anni dopo non è affatto sorpreso dalla ricorrenza: «Sì, lo sapevo, ci penso spesso anche perché tanti in questi anni me l’hanno ricordato». A modo suo anche Serao è entrato nella storia biancoscudata, al punto che oggi lo youtuber Stene Ali gli dedicherà un video amarcord con le immagini dell’epoca. Che storia quella di Serao, poteva essere il nuovo Del Piero, si è ritrovato difensore centrale e dopo aver esordito da teenager in Serie A ha giocato per un ventennio soprattutto tra Serie C e dilettanti. «A 14 anni giocavo già in C2 con il Formia, ero trequartista, segnavo molto. I dirigenti Aggradi e Fincato mi notano e mi offrono di venire a Padova. Mi voleva anche la Roma ma preferii salire al nord». Serao alloggia alla Guizza come gli altri giovani che vengono da fuori regione. Il suo tutor è Sabatini e Del Piero è appena stato venduto alla Juve. «I primi tempi vanno bene, poi inizio a giocare sempre meno. A dicembre del ’95 Sabatini mi confida che c’è la possibilità che io torni a casa. Ero sconfortato. Poi il mister decide di spostarmi a centrocampo, finché un giorno non mi chiama la Primavera, che era in emergenza, per giocare da difensore». E il nuovo ruolo funziona. «Durante un allenamento mi nota mister Sandreani. Mi porta in prima squadra e mi dice: “mi piaci, sei un figlio di buona donna, in senso buono”. Forse lo ero anche troppo, al punto che in uno dei primi allenamenti con i grandi entro duro su Nunziata, lui si arrabbia, io rispondo e a quel punto il tecnico mi manda sotto la doccia. Avevo esagerato, ma il gruppo mi accolse alla grande».

Ad aprile 1996 la grande chance: «Esordisco da titolare contro la Roma, la mia squadra del cuore. E pensare che pochi mesi prima dovevo andarmene. Devo marcare Fonseca, gioco altre quattro partite fino al gol contro il Cagliari. Eravamo già retrocessi, ma non mi sembrava vero di segnare in Serie A e infatti esultai come Tardelli nell’82...».

Da lì in poi per il Padova fu un declino costante. «Ebbi subito la percezione che le cose non andavano, mi fecero un contratto di cinque anni al minimo sindacale ma non diedero mai fiducia mandandomi sempre in prestito. Fu un peccato, ma Padova è sempre nel mio cuore, ora lavoro nell’Academy del Novara ma mi piacerebbe tornare».

Pochi mesi fa l’ultimo amarcord: «Al corso di Coverciano per direttori sportivi viene a fare lezione Sandreani. Non lo vedevo da quei tempi. Legge il mio nome, io mi avvicino, ci abbracciamo e quasi commuoviamo. Gli devo tanto, da lì siamo tornati in contatto». —

Stefano volpe

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