Appiani, futuro tutto da scrivere

PADOVA. Il taglio del nastro alla nuova tribuna dello stadio Appiani, oltre a strizzare l’occhio a un glorioso passato, allarga i confini di un futuro ancora tutto da scrivere.
Ieri mattina è stata inaugurata ufficialmente la nuova tribuna dell’Appiani, quella centrale e ristrutturata grazie ai lavori finanziati da due aziende private, la Interbrau e la Sunglass del presidente biancoscudato Bergamin.
Lavori durati dieci mesi, dopo il bando promosso dal Comune tre anni fa, alla quale hanno risposto i fratelli Vecchiato di Interbrau, affiancati lo scorso anno da Bergamin, che con la sua azienda ha costruito i parapetti in vetro. Eliminata qualsiasi barriera tra spalti e campo, spiccano il parterre in erba sintetica che precede il terreno di gioco e 20 pannelli con foto storiche che coprono tutta la parte superiore della tribuna.
Con questi lavori (costati più di 150mila euro) si mette definitivamente la parola fine all’idea di vedere cancellato quello che più volte anche ieri è stato definito un monumento dello sport padovano. Ma quale sarà il futuro dello stadio?
Al momento giocano tre squadre del settore giovanile del Padova, oltre alla formazione di Seconda Categoria del San Precario, ma sembra ancora una volta essere escluso che possa tornarci la prima squadra.
I piani futuri sembrano essere ad ampio respiro, anche se per ora non troppo chiari. Una la cosa certa, annunciata dall’assessore allo sport Cinzia Rampazzo: «Il Comune finanzierà l’ultima parte di lavori, che costeranno 50mila euro e metteranno a posto anche la parte sud della tribuna centrale. Speriamo di concludere i lavori entro l’anno prossimo».
In questo modo la tribuna centrale dovrebbe avere una capienza di 1300 posti a cui si aggiungo i circa 400 della curva sud, già agibile e riammodernata. E il resto dello stadio? Dalla parte opposta è sempre eretta la vecchia gradinata.
«Mi piace poter pensare che questa possa essere nuovamente la nostra nuova casa», ha spiegato il presidente Bergamin. «Adesso sono contento che possano giocarci i nostri ragazzi, per poter tramandare la storia che si è scritta su questo campo. Per il resto credo che lo stadio verrà completato».
Già, come? Difficile un restauro della gradinata, più probabile che torni ad essere eretta una piccola tribuna, come nei primi anni di vita dello stadio.
«Non abbiamo ancora un progetto definito», spiega l’assessore Rampazzo. «Stiamo valutando alcuni piani legati anche al parcheggio Rabin e alla sistemazione del velodromo Monti».
Alla cerimonia, a cui hanno partecipato anche alcuni ex giocatori come Da Re, Lazzaro e Ottoni, sono stati presentati anche due libri, che hanno lo stadio come protagonista: “Terzo posto. Tifo collection” di Paolo Donà, che rivive la stagione 1957/58 in cui il Padova ha raggiunto il miglior piazzamento della propria storia, e “Vinca il migliore? Speriamo di no”, di Guido Barbato, che ripercorre i 7 anni di Nereo Rocco alla guida del Padova. Alla vernice era presente anche la nipote di Rocco, Michela. La cerimonia-festa si è conclusa con l’amichevole disputata dai biancoscudati contro la rappresentativa UGL Polizia di Stato e terminata 16 a 1.
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