La doppia sfida di Camilla Alessio «Mi attendo batoste dovrò tenere duro»

intervista
Camilla Alessio è diventata grande. Per essere precisi è diventata professionista, lasciando la categoria juniores in cui tante soddisfazioni ha trovato nelle ultime stagioni, arrivando a conquistare l’oro ai Mondiali su pista nell’inseguimento a squadre, a Francoforte 2019, e un oro e un bronzo individuale nella stessa specialità agli Europei di Gand. Soddisfazioni e qualche rimpianto, perché tutti gli appassionati di ciclismo hanno ancora negli occhi le immagini della sua intervista a caldo dopo il quarto posto ottenuto nella cronometro ai Mondiali nello Yorkshire dello scorso settembre. Un concentrato di emozioni, lacrime e pensieri in libertà davvero toccante, in cui questa diciannovenne di San Martino di Lupari confessò di aver pensato di mollare le due ruote. «Se ci ripenso oggi, l’unico rammarico che ho è quello di non essermi potuta preparare con i tempi giusti. Ho dovuto fare i conti con un problema non da poco, prendendomi la salmonellosi in una delle trasferte, e ho recuperato nell’immediato ma senza una buona base di lavoro alle spalle. E così ho trascorso gli ultimi mesi a rincorrere una condizione che non arrivava mai, tanto che 20 giorni prima dei campionati ero a pezzi e mi ero fermata del tutto, scoraggiata e stanca. Lo sfogo nasceva da quella rabbia», racconta Camilla. «Col tempo ho rivalutato i miei risultati, anche considerando che le mie rivali avevano molti meno impegni scolastici dei miei».
In quell’intervista sembrava volersi “giustificare” per un quarto posto iridato.
«In quel momento ho pensato alle persone che credevano in me e a quanto si aspettavano dopo l’argento a cronometro del 2018 di Innsbruck, in un anno in cui non avevo avuto intoppi fisici e avevo avuto meno carichi di studio».
Già, perché ci si dimentica che lei va a scuola. È al quinto anno al Liceo scientifico Caro di Cittadella e gli allenamenti le prenderanno molto tempo.
«D’inverno sono tutto sommato blandi, intorno alle due ore al giorno, che diventano quattro di domenica. Vado a correre per circa un’ottantina di chilometri, verso Asolo e il Montello. Le cose si fanno più serie in estate, quando sono in Nazionale e spesso ci alleniamo al velodromo, anche per 7 ore in pista».
È l’anno della maturità ma anche quello in cui cambia categoria, lasciando quelle giovanili, e società, approdando alla monzese BiPink.
«Sarà un anno di passaggio e da usare per fare esperienza, in cui dovrò tener duro e in cui mi attendo anche tante batoste. Mi basta non staccarmi dal gruppo, mostrare a me stessa che posso restarci. Ma non mi spaventa. So solo che appena dato l’esame orale, tempo venti minuti e sarò già in bici».
Resta un bel salto.
«Arrivo in una squadra di professionisti ma so che fino alla maturità sarò in un certo senso lasciata libera di concentrarmi sulla scuola. Le precedenti società mi resteranno nel cuore. È così per il Team Lady Zuliani, mentre alla Ciclismo Insieme di Thiene ho avuto la possibilità di trovare qualcuno che mi accompagnasse ai raduni azzurri a Fiorenzuola e a Brescia, mentre prima toccava a papà farlo».
Lei a scuola va bene, tanto da vincere anche il premio Panathlon Gabrielli nel 2018.
«Può sembrare strano ma la mia materia preferita è fisica. Non educazione fisica, ma proprio fisica. In matematica non sono mai andata bene, per una mia repulsione, in fisica avevo 9: una passione che mi ha trasmesso un amico di famiglia, che è pilota all’Aeronautica. Ma molto probabilmente dopo la maturità mi prenderò un anno per lavorare al Rio della Pila, il bed and breakfast che gestiscono i miei genitori, Giovanni e Stefania, e se vedo che avrò risultati da professionista sceglierò probabilmente una facoltà più “leggera”. Comunque qualcosa che mi piace».
Cosa le piace dei pedali?
«Sono sempre stata una ragazza impulsiva e trovo che il ciclismo sia liberatorio. Ho provato un po’ tutti gli sport e in alcuni me la cavavo bene, ma mi sono sempre stancata facilmente. Nel ciclismo no. Ho iniziato intorno agli 8 anni. Mi piace di più la strada, perché è meno ripetitiva della pista e ti insegna a guardarti intorno».
Moroso?
«Il mio fidanzato, Mattia, è di Castelfranco e fa ciclismo anche lui, ma è una casualità. Non ci siamo conosciuti nell’ambiente ma in un locale di Cittadella e solo poi ho scoperto che fa questo sport. Ci sono rimasta male».
Male?
«Mattia è più “aperto” degli altri. In genere, però, quando sono a tavola con dei ciclisti si parla solo di bici e mi annoio. Se mi chiedete di qualche corridore, io ovviamente so citare i più famosi, ma non sono fanatica. Il mio preferito è Peter Sagan, ma proprio perché ha un’immagine più rilassata e giocosa rispetto agli altri».
Anche con Greta, la compagna di banco che ha ringraziato dopo l’ultimo Mondiale, parla di altro?
«Sono cresciuta in un contesto molto maschile, correvo con i ragazzi e giocavo a calcio. Non ho mai avuto vere amiche, neanche da piccola. Ricordo che si stancavano a giocare con me perché le portavo a vedere i trattori del vicino di casa. Greta invece è diversa. È molto brava a scuola e non solo mi dà una mano, ma nel momento peggiore mi ha saputo confortare». —
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