«Mi sono goduta ogni istante dell’ultima gara Il nuoto mi ha insegnato a battere il linfoma»

La dorsista Arianna Barbieri, di Gazzo, si è ritirata dopo il Sette Colli 
Cristina Chinello

l’intervista

L’ultima gara, quella che conclude una vita da atleta, fatta di allenamenti, sacrifici, vittorie, sconfitte ed emozioni. Il primo tempo agonistico della dorsista Arianna Barbieri si è chiuso qualche giorno fa nel suo campo di gara preferito, lo Stadio del nuoto di Roma.

Barbieri, ha annunciato il ritiro al Sette Colli.

«È stata una gara che ho preparato in tutta tranquillità, ormai la conosco bene. Poco prima del Sette Colli avevo parlato con i referenti delle Fiamme Gialle, sapevamo che sarebbe stata il mio ultimo appuntamento da agonista. È stato bellissimo: nonostante ci fosse poca gente sugli spalti per le limitazioni di questo periodo, c’era tutta la mia squadra che tifava. È stato un bel momento, anche perché per me lo Stadio del nuoto di Roma è la piscina più bella del mondo».

Come si è classificata?

«Non lo so, non mi importava il risultato al punto che non ho guardato il tabellone. Ho nuotato i miei 100 metri ed è finita lì, ho voluto tenere di quella gara solo le emozioni».

Cosa pensava mentre si accingeva al blocco?

«Mi godevo il momento. Mi sono soffermata molto a guardarmi attorno e a osservare tutto quello che di solito, in gara, non si vede. Poi non ho praticamente faticato, in acqua. È stata una gara davvero bella. E quando ho toccato la piastra all’arrivo, ho pensato che avevo appena concluso la mia carriera, senza rammarico, rimpianti, né tristezza».

Come è arrivata al ritiro?

«Ho sentito che era arrivato il momento di chiudere, voltare pagina e cambiare vita. Si capisce quando arriva».

Nel 2012 ha partecipato alle Olimpiadi di Londra. Che esperienza è stata?

«È stata unica, emozionante. Ricordo lo stadio del nuoto, il boato del pubblico… Le olimpiadi mi hanno permesso di incontrare e confrontarmi con atleti che ammiravo tantissimo, vedere tutti questi campioni mi ha arricchita molto a livello personale. L’aria che si vive al villaggio olimpico è magica: è una piccola città in cui c’è tutto il mondo, sembra di vivere su un altro pianeta».

Se dovesse scegliere la gara più bella della carriera?

«Le Olimpiadi sono state il momento più importante della mia vita da atleta, ma forse la gara più bella sono stati i 100 metri dorso con cui ho vinto il titolo italiano (Primaverili di Riccione, 2014, ndr): è stata la prima e unica volta in cui ho vinto quella distanza in questa competizione, in Italia. Arrivavo da un momento non buono, ero giù di morale e forse a non crederci non ero solo io. Pochi minuti prima della partenza, però, ho avuto come un “flash” e mi sono parlata, mi sono motivata a reagire, mi sono detta che potevo e dovevo vincere. Ed è andata proprio così. È stato quando ho capito quanto grande sia il potere della mente. A volte l’allenamento da solo non è sufficiente, ci sono atleti talentuosi che però in gara non riescono a esprimersi al meglio delle loro capacità, e viceversa. La mentalità giusta, il controllo, sono cruciali. Con il tempo ho capito quanto la mente sia forte e incisiva».

Ha affrontato e superato il linfoma di Hodgkin…

«Sono stata ferma da gennaio ad agosto del 2018 per curarmi. Avevo una tosse pesante che non mi abbandonava. Poi ho sentito un dolore molto forte a una costola, sono andata in pronto soccorso e dalle analisi è emersa la diagnosi. Penso che la tosse sia stata fastidiosa, ma anche rivelatrice».

Come ha reagito?

«Inizialmente mi sono sentita sollevata per aver capito cosa non mi facesse stare bene. I medici mi avevano detto che sarei potuta guarire, mi avevano spiegato il percorso: sapevo che avrei dovuto tenere duro per sei mesi, e tutto si sarebbe potuto concludere. Sapere questa cosa mi ha aiutata tantissimo. Anche l’atteggiamento che ho imparato grazie al nuoto, ha svolto un ruolo importante: pensavo a fare le terapie, a non lasciarmi andare, a non cedere, per agevolare il mio ritorno in piscina. Cercavo sempre di tenermi occupata e avere dei piccoli obiettivi».

Se si potesse incontrare mentre affrontava le terapie, cosa si direbbe?

«Mi direi di accogliere in modo diverso i momenti “no”, perché servono per vivere meglio i momenti “sì”. E che sono bella anche senza capelli. Ah, i capelli: li ho tagliati qualche ora fa per la prima volta dopo che sono ricresciuti. Se potessi, mi abbraccerei forte e mi direi di non provare vergogna per il mio aspetto. Mi darei sostegno. Ecco, io cercavo tanto le persone che ci erano passate prima di me, ed è questo il mio consiglio: confrontarsi aiuta».

Ora è arrivato il momento di pensare al futuro…

«Se ne riparlerà tra un po’, ma mi piacerebbe rimanere nelle Fiamme Gialle».

E nella vita privata?

«Vivo a Bologna con il mio fidanzato Leonardo Pozzi, pallanuotista alla Deakker Bologna, e abbiamo un cagnolino bellissimo. Leonardo mi ha sempre sostenuta molto, mi ricordava la campionessa che ero anche quando la mia motivazione scemava. Per il Sette Colli, la mia ultima gara, mi ha regalato un braccialetto e mi ha scritto dei pensieri davvero bello. E poi torno a casa, a Gazzo, dove ci sono i miei genitori, mio fratello e il nipotino». —

Cristina Chinello

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