Petrarca, Rossetto si ritira a 25 anni «Il dolore alla schiena mi fa cambiare vita»

PADOVA
Ritirarsi a 25 anni.
Succede raramente, soprattutto quando i numeri per una carriera sportiva lunga e proficua ci sono tutti. Qualche volta però la realtà pone gli sportivi di fronte a decisioni personali e di salute che passano in primo piano.
E' il caso di Jody Rossetto, classe 1995, pilone destro tra i più imponenti del Top 12 italiano, che nei giorni scorsi ha comunicato al Petrarca Rugby l'intenzione di appendere anzitempo gli scarpini al fatidico chiodo. Una scelta di maturità, di fronte alla difficoltà di superare problemi alla schiena dopo un anno e mezzo d'infortunio e due operazioni, preoccupato dalle possibili conseguenze di un ritorno all'attività agonistica.
Originario di Susegana (Tv), ha iniziato a giocare a 16 anni, nel Rugby Piave, e in pochissimo tempo è stato inserito nell'Accademia Federale Under 20 “Ivan Francescato”, aiutato da un fisico di un metro e 90 per 136 chili e da un'attitudine battagliera indispensabile nel rugby. Nel 2015 il Petrarca non se lo fece sfuggire e nel giro di poco diventò una pedina importante della mischia tuttonera, cogliendo la più grande soddisfazione con lo scudetto 2018 conquistato da titolare allo stadio Plebiscito di Padova.
«Dopo anni bellissimi», racconta Rossetto, «i miei problemi fisici sono iniziati alla fine del 2018, lussandomi la spalla una prima volta. Dopo due mesi di riabilitazione con lo staff medico della società, sono rientrato senza ricorrere alla chirurgia ma il 3 febbraio 2019, alla prima partita, ho subito una nuova lussazione». A quel punto l’intervento chirurgico, eseguito nell'aprile 2019, era diventato indispensabile come una nuova lunga riabilitazione. Purtroppo, quando a dicembre era pronto a rientrare nel Top 12 ecco emergere un nuovo problema, questa volta alla schiena, con un'altra trafila di visite, consulti e la comunicazione del chirurgo che avrebbe dovuto operarlo circa uno scivolamento delle vertebre, che gli provocava dolori alle gambe e altri fastidi.
«A quel punto è arrivato il Covid, l’operazione è stata rinviata e durante il lockdown ho avuto tanto tempo per riflettere, pensare al dopo rugby e alla vita quotidiana», sottolinea, «Ho deciso che non potevo continuare così. Il problema sarebbe arrivato a 40 anni, magari. Ma devo pensare al mio futuro e per me era giusto smettere adesso».
Rossetto è già concentrato sul domani da reinventare: «Dalle mie parti qualche occasione di lavoro si trova, ho varie idee. Mi piace stare all'aria aperta, vedremo», spiega, «Ho creduto tanto in questo club così speciale. Il Petrarca è casa mia, mi mancherà molto, ma tornerò presto in tribuna per tifare. Forse ora non sono tanto triste perché la squadra non si allena. Quando inizierà le emozioni saranno più forti. Però devo andare avanti e pensare al futuro senza rugby».
Una decisione, quella di smettere, condivisa con la famiglia e la società. «In casa sono circondato da super tifosi, sarebbero stati felici se avessi deciso di riprendere. La salute però viene prima. Sono uscito a cena con i miei compagni di squadra qualche settimana fa, condividendo le preoccupazioni e l’intenzione di fermarmi. Il primo a conoscere la scelta è stato il direttore generale Vittorio Munari, che mi ha invitato a prendere un po' di tempo per riflettere. Alla fine ho deciso così e ho sentito tutta la vicinanza della società». —
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