Pierobon: «Insegnerò ai giovani come parare tutto»

CITTADELLA. Le bandiere non si ammainano. Al massimo si cambiano di posto, in modo che continuino a sventolare indicando la direzione da seguire. Certo, sarà strano arrivare al Tombolato, guardare fra i pali e non trovarselo che si tuffa a bloccare il pallone, prolungando il suo record di longevità. Ma basterà spostare appena lo sguardo e lo si vedrà comunque lì, perché il campo è il suo mondo, il Cittadella la sua casa.
Andrea Pierobon, è proprio vero che smette?
«Sì. È stata una decisione sofferta, ma credo che fosse il momento di prenderla. Fisicamente sono ancora integro e ho pensato anche di continuare a giocare, ma a quasi 46 anni è ora di appendere i guantoni al chiodo e pensare al futuro».
Da preparatore dei portieri?
«Credo di sì. È un’idea che mi è sempre piaciuta e anche la dirigenza sapeva da tempo che ho questa aspirazione. Ne ho parlato l’altro ieri con Marchetti, che è d’accordo. Nei prossimi giorni ci ritroveremo per discutere i dettagli. Voglio rimanere nel mondo del calcio e spero di poter insegnare qualcosa ai più giovani».
Quanto ha pesato la retrocessione su questa decisione?
«La retrocessione è stata qualcosa di devastante, non lo nego, ma probabilmente avrei fatto lo stesso questo passo. È brutto che la mia esperienza da giocatore sia finita così, ma anche se avessi continuato per un altro anno sono sicuro che arrivato a giugno mi sarei ritrovato nella stessa situazione».
Sarà strano anche per la sua famiglia non vederla più in campo. Cosa le hanno consigliato la moglie Eleonora e i figli Lucrezia e Filippo?
«Ne ho parlato anche con loro, ovviamente: mi hanno detto di fare quello che mi sentivo, alla fine la decisione è stata solo mia».
Ha debuttato in prima squadra nel Citta nell’87, l’anno in cui si ritirava Platini e il portiere poteva ancora prendere i retropassaggi con le mani...
«Sono tornato al Cittadella dieci anni fa e ho vissuto da protagonista tutta l’avventura della serie B: è difficile per me indicare un solo momento. Forse la gioia più grande c’è stata con la promozione dalla serie C, quando andammo a vincere per 3-1 a Cremona la finale playoff. Ma devo ricordare anche le salvezze sofferte, a partire da quella conquistata l’anno successivo a Rimini».
Lascia il calcio in un momento terribile, fra le inchieste di Catania e Catanzaro, e un’estate che si preannuncia lunghissima…
«Credo che il Cittadella meritasse la salvezza sul campo, perché se andiamo a ripercorrere tutti gli episodi sfavorevoli che hanno condizionato l’ultima stagione e i tanti punti persi per un niente, saremmo potuti essere ben più su. Oggi, dico che il Citta merita il ripescaggio per la professionalità e per la correttezza che ha sempre animato il suo ambiente. E poi perché i bilanci qui sono sempre stati in regola e non sono in tanti a poterlo dire».
È rimasta famosa la frase che le disse Samir Handanovic, portiere dell’Inter, quando vi affrontò in Coppa Italia nel 2013: «Magari potessi arrivare io a giocare alla tua età». Da allora ha portato avanti il suo record, giocando l’ultima partita a 45 anni, 10 mesi e 3 giorni, come nessun altro ha fatto in Italia in un torneo professionistico. Teme possano soffiarle il primato?
«Qualcuno magari lo supererà, chi può dirlo. Ma adesso non ci penso».
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