Valerio Amicucci alla conquista di Londra

Basket, l’ex guardia di Solesino e Limena è in Inghilterra per un master e per giocare con il Westside Wildcats

LONDRA

Domanda: quanto farebbe comodo all’Itel Limena (DnC, girone C), falcidiato dagli infortuni, uno come Valerio Amicucci? Tanto. Anzi, tantissimo. Basti pensare che la scorsa annata, il suo ingaggio a campionato in corso risultò decisivo per la salvezza della compagine limenese. Peccato che poi le strade dell’ex guardia tiratrice del Bc Solesino e del Limena si siano divise. Il giocatore, nato a Roma il 10 maggio 1986, ha lasciato la formazione di coach Rebellato per frequentare un master in business administration (Mba) a Londra. Ora, vive nel quartiere di Islington a soli 5 minuti dal centro e dallo stadio dell’Arsenal.

«La possibilità di frequentare un Mba in una top school internazionale – confida Amicucci – era un’opportunità che non potevo lasciarmi scappare. Ho bisogno di un titolo europeo per competere in una situazione lavorativa difficile per i giovani italiani».

Ma anche tra le «street» della capitale inglese, l’immensa passione per il basket è rimasta intatta. D’altronde, non è la prima volta che Amicucci esperimenta l’esperienza cestistica all’estero.

«L’ultimo anno fra gli juniores mi sono trasferito nel Kansas negli Stati Uniti, dove ho giocato nella squadra dell’High school locale – continua il giocatore –. Un’esperienza pazzesca. Nel mio primo mese di permanenza a Londra, invece, mi sono allenato con i Westminster Warriors, iscritti al campionato nazionale di Prima divisione. Per problemi di distanza, però, da qualche mese sto giocando con i Westside Wildcats insieme ad atleti molto apprezzati nella City, meritatamente peraltro. La squadra partecipa al torneo di Seconda divisione. Provando a fare una grossolana approssimazione con le nostre categorie, sarebbe l’equivalente di una Divisione Nazionale B (DnB), ma il livello non è proprio lo stesso».

Che differenze ha riscontrato tra la pallacanestro nostrana e quella anglossassone?

«Sono due mondi completamente diversi, quasi opposti per certi versi. Qui, la maggior parte dei giocatori è di colore e la loro fisicità innalza il livello atletico in modo imbarazzante rispetto a quanto siamo abituati sui nostri campi. Si gioca col fisico, i falli vengono fischiati raramente. E quando penetri in area devi essere pronto a tutto. Quasi tutti i cestisti, però, sono dotati di ottimi fondamentali. Il gioco di squadra, viceversa, lascia a desiderare: un team decente di D Regionale è più organizzato».

Che cosa le manca dell’Italia?

«A parte famiglia e amici? Tutto. Noi italiani non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati, il nostro lifestyle è avanti di almeno 20 anni. E poi conservo un bellissimo ricordo delle mie annate padovane. A Solesino fu un anno di rivincita dopo due anni d’infortuni, mentre a Limena volevo dimostrare che l’anno di Rovigo non era stato un mero episodio isolato. In entrambi i casi, ho trovato compagni fantastici e ambienti sereni».

Pensa di tornare a giocare nel nostro paese?

«Assolutamente sì. Mi piacerebbe disputare di nuovo la DnC: è una competizione sempre emozionante e divertente. C’è già stato un interessamento da parte di qualche società che francamente non mi aspettavo. Da malato di basket quale sono, sto già contando i giorni prima di tornare a calcare un parquet italiano».

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