La Cooperativa Giotto compie 40 anni: «Noi puntiamo in alto»
Oggi, giovedì 26 febbraio, alle 16.45 nell’Aula magna del Bo a Padova cominciano i festeggiamenti. Tanti ospiti per raccontare una storia «di straordinaria normalità del bene»

Il modello Giotto in 40 anni ha varcato i confini europei, raggiungendo il Brasile e gli Usa. Dal 1986 la «multinazionale della valorizzazione ed economia umana» ha dato un lavoro, ma anche conforto, amicizia, accettazione, a più di 2000 persone, soprattutto detenuti, ex detenuti e persone con disabilità.
Una rete da Padova alla Sicilia
Oggi la cooperativa ha circa 650 collaboratori da Padova alla Sicilia. «Provo un’infantile meraviglia a guardarmi indietro» racconta Nicola Boscoletto, originario di Chioggia, uno dei nove fondatori, tutti amici laureati in agraria a Padova, accomunati da una fede concreta.
La festa
I festeggiamenti per i 40 anni cominciano oggi, 26 febbraio, alle 16.45, nell’Aula Magna del Bo dove un magistrato brasiliano, lo sceriffo di Chicago, un imprenditore italo-americano, l’ex ministro Annamaria Cancellieri e due economisti, Stefano Zamagni e Vera Negri Zamagni, racconteranno una storia «di straordinaria normalità del bene».
Parteciperanno anche la vedova del commissario Luigi Calabresi e i professori Paola Milani e Antonio Parbonetti.
All’inizio fu il verde
All’inizio c’erano il verde, i giardini, gli appalti con enti pubblici e privati. «Volevamo un lavoro che ci permettesse di avere una famiglia e di dedicarci agli altri» spiega Boscoletto. Nessun progettualità. «Man mano che ci capitava qualcosa l’abbiamo abbracciato».
L’incontro con Luigi Giussani, poi quella lettera dal carcere Due Palazzi con la richiesta di sistemare un giardino. Il primo corso di giardinaggio per 20 detenuti parte nel 1990. «Oggi siamo alla 35a edizione» dice il fondatore.
Dal 2000 le attività interne al carcere si moltiplicano: call canter del Cup, pasticceria «l’abbiamo resa maggiorenne e dal 2017 è in mano a un’altra cooperativa», assemblaggio per la valigeria Roncato, tacchi per scarpe d’alta moda, componenti per moto e auto, tra cui la Ferrari. «Abbiamo sempre puntato in alto per sfatare il mito “da lì non può uscire niente di buono”» spiega Boscoletto.
Non solo carcere
Giotto, però, non è solo carcere. È dignità restituita, fatica condivisa con tante persone con disabilità fisiche o intellettive. Maurizio Donato è uno di questi. Ha 53 anni, qualche difficoltà ad esprimersi, ma se gli metti in mano un soffiatore non lo ferma nessuno. Ha cominciato tagliando i rami delle piante al parco Iris, 30 anni fa.
«La cooperativa Giotto è la mia terza famiglia – racconta –: le prime due sono quella con la zia-mamma che mi ha cresciuto e al villaggio Sant’Antonio». «Ho sofferto per la mia condizione, mi sarebbe piaciuto essere più normale». Silenzio. «Ma amo il mio lavoro e qui tutti mi vogliono bene». La fede lo aiuta. «Spero non mi abbandoni mai». Maurizio ha partecipato al Giubileo dei poveri, ha mangiato con Papa Leone, «però non nello stesso tavolo» scherza. Stasera ci sarà anche lui. Il segreto dei 40 anni? Forse sta nel credere che anche dietro un muro, anche dentro una fragilità, possa fiorire un giardino. E avere il coraggio di coltivarlo.
I festeggiamenti proseguiranno l’8 aprile con un evento in Fiera che unirà musica, arte e inclusione. —
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