Pedrocchi, lettera-ultimatum al gestore: «Rimuovete tutti gli elementi incongrui»
Decine le segnalazioni di lampade, divani, vasi, busti ed altri elementi che stonano con il pregio monumentale dello stabilimento disegnato da Jappelli. Dopo la denuncia del mattino, la lettera dei dirigenti del Comune che minaccia sanzioni. Il caso del pavimento rovinato

«Rimuovere con assoluta urgenza tutti gli elementi di arredo non autorizzati e incongrui». Il tono è perentorio. Il gestore dello storico Caffè Pedrocchi, la società milanese F°roup, e per conoscenza la Soprintendenza, hanno ricevuto da Palazzo Moroni una lettera partita dopo la denuncia pubblica del mattino, che parla da sé e restituisce il clima di crescente tensione attorno alla gestione del complesso monumentale ideato da Jappelli. Un testo che fotografa senza sconti lo stato attuale di uno dei luoghi simbolo della città. E che pretende azioni immediate.
Nel mirino, «la presenza di arredi e decorazioni incongrue», elementi non autorizzati e ritenuti «non idonei all’importanza e al pregio monumentale dell’immobile». Lampade collocate nelle logge, divani kitsch, vasi con piante, luci decorative, vetrinette e mobiletti vari. Tutto ciò che nei giorni scorsi il mattino aveva fatto notare con ampia documentazione. Un allestimento giudicato anche dai tecnici comunali fuori contesto rispetto al valore storico e architettonico dello stabilimento.
Ma non si parla solo di scelte estetiche. Nella missiva si fa riferimento a una «diffusa mancanza di manutenzione ordinaria dei locali», che coinvolgerebbe sia gli spazi al piano terra sia quelli al piano nobile: pavimenti non adeguatamente puliti, divanetti in condizioni di incuria e, soprattutto, la posa di cavi e luci non autorizzate, sia all’esterno, nelle logge affacciate su piazzetta Pedrocchi, che all’interno delle sale.
Particolarmente grave la situazione dei pavimenti in legno del primo piano. Il loro stato non verrebbe ricondotto alla normale usura, bensì a «un uso non idoneo di carrelli ed attrezzature», incompatibile con la delicatezza dei materiali storici. Un’accusa che va oltre la semplice trascuratezza e chiama in causa le modalità operative quotidiane del concessionario. Di questo, d’altronde, si era accorto anche l’assessore Andrea Colasio, che testimonia di essere più volte intervenuto per interrompere l’uso improprio dei carrelli sul parquet della sala Rossini.
Da qui l’invito – che suona più come un ultimatum – a intervenire con «assoluta urgenza». La richiesta è netta: rimuovere tutti gli elementi di arredo, decorativi e tecnologici non autorizzati, ripristinare condizioni costanti di pulizia e garantire una manutenzione ordinaria adeguata, così da «prevenire situazioni di degrado e non danneggiare l’immagine e il decoro del monumento storico». Quello che, dopotutto, vogliono sia il testamento di Domenico Cappellato Pedrocchi che il contratto di concessione.
Il passaggio finale è il più esplicito sul piano delle conseguenze. Se le criticità dovessero permanere, viene annunciata l’applicazione delle penali previste dal documento firmato a fine 2013 che dà in gestione il caffè-simbolo per 15 anni a F°roup.
Insomma, il confine tra le esigenze di gestione e la tutela del bene monumentale sembra sia stato superato. E ora il tempo per rimediare è ridotto al minimo.
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